Buffon: "Scontri di Inter-Napoli? L'odio è un vento osceno"

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L'ex portiere della Juventus e della Nazionale affronta molte tematiche, sia personali che di pubblico interesse, e non nasconde la voglia di continuare a giocare anche l'anno prossimo: "L'idea - ammette Buffon - è quella, se il PSG è d'accordo". Anche ben oltre il rettangolo di gioco.

Gigi Buffon a pochi giorni dal suo 41esimo compleanno si è confessato in un'intervista a cuore aperto a Vanity Fair.

Qualche errore di gioventù e qualche episodio di sana follia, Buffon si mostra senza filtri. Tifoso affezionato, vicino ai gruppi ultras. "Da tifoso della Cararrese, il nome del gruppo era Commando Ultrà Indian Tips, ce l'ho ancora stampato sui guanti".

Buffon ripercorre alcune fasi della sua gioventù, a partire da una in particolare: quella in cui frequenta ambienti ultrà: "Incontravo gente di cui si parla tanto ma senza saperne nulla". Ragazzi normali, alcuni sognatori, altri interessanti, altri deficienti. A ragazzo covavo una sensazione di onnipotenza e invincibilità. Mi sentivo indistruttibile, sentivo che potevo eccedere e fare ciò che volevo. "Ho fatto le mie cazz., ne ho assaporato il gusto e in un certo senso sono contento di non essermene dimenticata neanche una".

Ho accuratamente evitato di drogarmi e doparmi, al massimo una canna. Semmai ricordo la nuvola di fumo che avvolge i tifosi della Casertana, nebbia provocata non dai fumogeni, ma da 200 canne fumate tutte insieme: è come se la vedessi ora.

Dal tifo alle sue derive, il passo è breve. Sugli scontri di Milano che hanno causato la morte di un ultrà, Daniele Belardinelli, il portiere aggiunge: "È difficile provare a contestualizzare quanto successo a Milano. L'odio è un vento osceno, da qualsiasi parte spiri, ma ho il sospetto che il calcio reciti soltanto da pretesto".

Buffon, poi, racconta i suoi progetti immediati e futuri.

Se affonda un barcone a Lampedusa e muoiono 300 persone ci commuoviamo e pensiamo anche ad adottare i bambini rimasti orfani, ma se non affonda ci lamentiamo dell'ingresso di 300 immigrati e ci chiediamo cosa vengono a fare.

"Per qualche mese, ogni cosa perse di senso - le parole di Buffon a "Vanity Fair" - Mi pareva che agli altri non interessassi io, ma solo il campione che incarnavo. È stato un momento davvero complicato, anche se avevo 25 anni e avevo successo e notorietà". Un giorno, a pochi minuti da una partita di campionato mi avvicinai a Ivano Bordon, l'allenatore dei portieri, e gli dissi: 'Ivano, fai scaldare Chimenti, di giocare io non me la sento'. Avevo avuto un attacco di panico. "Non ero in grado di sostenere la gara". Se non avessi condiviso quell'esperienza, quella nebbia e quella confusione con altre persone, forse non ne sarei uscito. "Non ho mai avuto paura di mostrarle né di piangere, una cosa che mi capita e di cui non mi vergogno affatto", ha chiuso Buffon.

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