Nobel Medicina, l’immunoterapia batterà i tumori entro il 2050

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Nobel Medicina, l’immunoterapia batterà i tumori entro il 2050

In particolare lo scienziato nipponico Tasuku Honjo si è detto convinto che entro l'anno 2050 tutte le forme di patologia tumorale potranno essere efficacemente contrastate proprio con l'immunoterapia.

I due ricercatori che stanno conducendo la guerra dell'immunoterapia contro i tumori hanno tenuto d'occhio le cellule immunitarie in cerca delle proteine utilizzate dai tumori per ingannarle e continuare a crescere indisturbati: all'inizio degli anni '90 Allison ha scoperto la prima, chiamata CTLA-4, sulla superficie dei linfociti T; nello stesso periodo e sulle stesse cellule Honjo ha scoperto la proteina PD1. Le loro scoperte si stanno rivelando efficaci, tanto che nelle motivazioni del Nobel si parlava di tecniche che avrebbero rivoluzionato la lotta contro i tumori. Penso a un approccio immunitario che consenta di uccidere le singole cellule malate. "Nel 40-50% dei casi con melanoma o tumore polmonare il paziente non risponde alla terapia: alcune volte la resistenza c'è dal principio, altre invece cresce nel tempo", commenta Michele Maio, direttore del Centro di immunoncologia del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena a margine di un incontro organizzato a Stoccolma dalla Fondazione Roche. "La questione dei costi è rilevante", ammette Allison. "Questi prezzi sono davvero alti".

I Premi Nobel vengono assegnati lunedì. La malattia è infatti intimamente connessa ai processi di replicazione del DNA, ma possiamo bloccarla e impedirgli che ci uccida. Honjo racconta che ognuno ha seguito quella che riteneva la propria strada ma entrambi hanno fatto molti progressi. "Anche per questo ho pensato spesso che il sistema immunitario fosse importante contro i tumori". In precedenza il ricercatore texano aveva ricordato di aver perso la madre per un linfoma quando aveva 10 anni.

"A Siena - conclude Maio - abbiamo in corso 40 sperimentazioni su vari tipi di tumore e spero che l'immunoterapia fra 3-4 anni diventi un'arma di precisione, usata in modo mirato sulla base delle caratteristiche del singolo paziente indipendentemente da dove è il tumore. "E' un campo molto promettente, ma ancora per un po' l'immunoterapia dovrà essere combinata con radioterapia e chemioterapia", hanno aggiunto, convinti però che "il sistema immunitario è la chiave della battaglia contro il cancro".

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