Trump, repubblicani oltre le aspettative

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Trump, repubblicani oltre le aspettative

I repubblicani possono perdere il controllo della Camera dei Rappresentanti, ma controlleranno il Senato. Ci saranno trattative serratissime dalle quali nessuno vorrà uscire sconfitto, e ognuno sarà convinto che l'intransigenza sia la strategia migliore per mettere in difficoltà l'avversario, e questo porterà a grandi tensioni e forse anche al cosiddetto "shutdown", cioè l'interruzione delle attività del governo federale.

Il vigore, l'energia, l'entusiasmo che hanno pervaso una campagna elettorale con decine di facce nuove può cambiare il partito democratico. Sono più di 100. Anche a livello statale sono stati stabiliti dei record: prima di Marsha Blackburn, il Tennessee non aveva mai visto una senatrice.

Nella notte italiana tra il 6 e il 7 novembre si sono tenute le elezioni midterm 2018. Ma questi ultimi hanno vinto in alcuni stati molto "pesanti" come la Florida (vinta per un soffio da Ron DeSantis, sulla cui vittoria aleggia però l'incognita di un possibile riconteggio) e l'Ohio con Mike DeWine. "Nel quadro dei nostri sforzi per impedire le ingerenze su Facebook durante le elezioni, siamo in contatto regolare con le autorità incaricate dell'applicazione della legge, con esperti esterni e altre società in tutto il mondo", ha indicato Facebook in un comunicato, "Domenica mattina, le autorità incaricate dell'applicazione della legge ci hanno contattato a seguito di attività che hanno recentemente scoperto e che secondo loro potrebbero essere legate a entità straniere".

Il Colorado ha scelto alla carica di governatore Jared Polis, il primo candidato apertamente gay a ricoprire questo incarico, e anche il primo repubblicano alla guida dello Stato dal 2007. Che invece ha conservato o addirittura rafforzato il suo vantaggio nell'America profonda dei flyover states che i liberals delle coste atlantiche a mala pena conoscono (in Indiana, North Dakota e Missouri i repubblicani hanno conquistato poltrone senatoriali che erano democratiche) e nelle zone rurali che hanno un peso elettorale enorme. Il congresso lo contrasterà su temi cruciali: immigrazione, riforma sanitaria. Insomma, i blu non rovesceranno la politica della Casa Bianca, ma potranno perlomeno rallentarla, mentre i riflettori sono già puntati sulle presidenziali del 2020. Ma queste anime moderate non ci sono più: in particolare sono praticamente scomparse nel Senato repubblicano. Trump, così pronto a magnificare le proprie doti di negoziatore, potrebbe scegliere questa strada di triangolazione, fra la Casa Bianca e le due Camere, per portare a termine dei progetti che diano sostanza alla sua presidenza.

Pochi credono che sarà la sua scelta.

Alla fine il "colpo di scena" non si è verificato: l'imprevisto che smentisce tutti i sondaggi e le previsioni unanimi degli analisti sembra essere rimasto - per ora - un caso confinato all'elezione di Trump nel 2016. "Non credo che ci saranno cambiamenti sostanziali nemmeno sull'Iran - spiega Caracciolo - sebbene ci siano divisioni nell'amministrazione, la linea Obama dell'apertura era già morta prima dell'avvento di Trump, e, soprattutto, siccome c'è un interesse primario a mantenere in vita il regime saudita, adesso non è il momento per le politiche di morbidezza nei confronti dell'Iran".

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