La Sicilia a rischio Tsunami. Arriva la mappa della pericolosità

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La Sicilia a rischio Tsunami. Arriva la mappa della pericolosità

Anche nel Mediterraneo, infatti, possono esserci degli tsunami. Le zone particolarmente a rischio sono Sicilia, Calabria e Salento.

Dopo lo tsunami del 26 dicembre 2004, in cui oltre 250.000 persone hanno perso la vita nell'Oceano Indiano, la Commissione oceanografica internazionale dell'UNESCO ha ricevuto il mandato per coordinare l'attuazione del sistema di allarme rapido per lo tsunami attraverso il gruppo di coordinamento intergovernativo per l'allarme precoce dello tsunami e per il sistema di mitigazione nella cosiddetta regione NEAM (North-East Atlantic and Mediterranean). Di recente, la notte tra il 25 e il 26 ottobre 2018, un terremoto di magnitudo 6.8 ha colpito le coste dell'isola di Zante, in Grecia, dando vita a uno tsunami che ha tenuto i paesi del Mediterraneo col fiato sospeso.

Nell'ambito del progetto europeo TSUMAPS-NEAM, coordinato dall'Ist. naz. di geofisica e vulcanologia si è realizzata la prima mappa di pericolosità degli tsunami generati da terremoti nell'area del Mediterraneo e dell'Atlantico nord-orientale e mari connessi (area NEAM). "Abbiamo realizzato una serie di mappe che fanno capire il grado di pericolosità, cioè la probabilità di avere un'inondazione in un certo periodo di tempo" ha spiegato il sismologo Alessandro Amato.

In Italia le zone dove maggiore è la probabilità che si verifichi uno tsunami, termine giapponese che indica il maremoto, sono la Sicilia orientale, la Calabria ionica, il Golfo di Taranto e il Salento. Altrove, nel Mediterraneo occidentale, altre zone a rischio anche se minore sono Sardegna meridionale, Sicilia e Mar Ligure perché ci sono delle faglie attive sulla costa nordafricana.

Le zone mappate dal progetto, possono subire tsunami con onde alte più di un metro ogni 2500 anni. Tuttavia non esistono testimonianze dirette. Rilevato lungo la costa di Otranto un distacco di grossi blocchi rocciosi dalla riva. E' stato inoltre calcolato che la quota massima raggiunta dalle onde possa essere stata almeno 11 metri vicino all'epicentro, mentre 1,5 metri nella fascia costiera a nord di Brindisi.

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