Corte di giustizia Ue: "L’Italia recuperi Ici non versata da Chiesa"

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Corte di giustizia Ue:

Quella che, introducendo l'Imposta comunale sugli immobili, stabiliva anche l'esenzione per "gli immobili utilizzati da enti non commerciali destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché attività di religione e di culto". Nel rilevare che una decisione del genere è un "atto regolamentare", ossia un atto non legislativo di portata generale, che riguarda direttamente la Scuola Montessori e il signor Ferracci e che non comporta alcuna misura d'esecuzione nei loro confronti, la Corte conclude che i ricorsi della Scuola Montessori e di Ferracci contro la decisione della Commissione sono ricevibili. Altro punto sottolineato dalla sentenza è che chi ha presentato ricorso si trova in una zona limitrofa ad "enti ecclesiastici o religiosi che esercitavano attività analoghe" e per questo motivo l'esenzione dell'Ici comportava una "situazione concorrenziale sfavorevole e falsata". Secondo l'esecutivo di Bruxelles per l'Italia esisteva una condizione di impossibilità di recuperare le tasse non versate nel periodo che va dal 2006 al 2011. Ma la decisione della Commissione Ue e del tribunale sono state ribaltate dalla Corte di giustizia perché il problema è dato solo da difficoltà interne all'Italia che non possono giustificare una decisione di non recupero.

Niente Ici per la scuola Montessori di Roma. "Una sentenza storica e ora, se l'Italia non dovesse recuperare gli aiuti, si aprirebbe la via della procedura di infrazione, con altri costi a carico dei cittadini", dice all'Ansa l'avvocato Edoardo Gambaro che, assieme all'avvocato Francesco Mazzocchi, ha presentato il ricorso. È quanto hanno stabilito i giudici della Corte di giustizia dell'Unione europea, ribaltando la decisione della Commissione europea del 2012 e annullando la sentenza del Tribunale Ue del 2016, che avevano sancito "l'impossibilità di recupero" delle imposte pregresse dovute da enti non commerciali, sia religiosi sia no profit, "a causa di difficoltà organizzative".

Anzitutto la scuola che, come riporta Repubblica, rivendica la propria battaglia: "Alla fine Davide ha battuto Golia. Abbiamo fatto questa battaglia rappresentando l'imprenditoria laica e democratica che voleva contrastare i privilegi che distorcono la vita economica del Paese".

Secondo quanto precisa la sentenza, la Commissione europea "avrebbe dovuto esaminare nel dettaglio l'esistenza di modalità alternative volte a consentire il recupero, anche soltanto parziale, delle somme".

In quell'occasione, la Commissione europea riconobbe all'Italia le ragioni sulla "assoluta impossibilità" di recuperare il dovuto per il 2006-2011, che stando alle stime dell'Anci, sarebbe pari a circa 4-5 miliardi di euro.

"Chi svolge un'attività in forma commerciale, ad esempio, di tipo alberghiero, è tenuto, come tutti, a pagare i tributi".

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