Sulla mia pelle. Il duro film sulla tragica vicenda di Stefano Cucchi

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Sulla mia pelle. Il duro film sulla tragica vicenda di Stefano Cucchi

Dopo aver detto di sì, mi sono trovato da solo con me stesso. Verità, più che giustizia, forse. Chi preoccupato scopre che il medico ha firmato una carta su cui sta scritto che sta bene, smette di essere preoccupato; chi esegue gli ordini di un suo superiore non si cura della sua salute, in fondo anche se dovesse morire sarebbe il mandante degli ordini a passare dei brutti quarti d'ora. Molto spazio. Molte parole. Stefano non era un santo, e questo film non vuole rendere nessuno martire.

E' una storia che deve essere vista e raccontata, pianta quanto serve, ma non taciuta né tantomeno differita.

Quando Stefano Cucchi muore nelle prime ore del 22 ottobre 2009, è il decesso in carcere numero 148.

Arrestato da alcuni carabinieri, che si abbandonavano a uno spaventoso delirio di onnipotenza (nel film esplode fuori scena), ebbe il volto, e soprattutto la schiena distrutta dai calci. Stefano si presenta in tribunale con una condizione fisica parecchio precaria con lividi e percosse in tutto il corpo ed una evidente corporatura esile segno di denutrizione. La gente mi dice: il tuo mestiere è difficile.

Infatti, si apprende che nelle motivazioni della sentenza, emessa lo scorso ottobre dalla Corte d'appello, con la quale sono stati assolti tre agenti penitenziari dal reato di lesioni e i medici e infermieri dell'ospedale Sandro Pertini dal reato di omicidio colposo, viene indicato che "è opportuna la trasmissione della sentenza al Pm perché valuti la possibilità di svolgere nuove indagini per accertare eventuali responsabilità di persone diverse dagli agenti di polizia penitenziaria". Senza sorpresa, non esiste cinema, ma solo operazione costruita a tavolino, odore di finzione, architettura inutile. Per la prima di Sulla mia pelle, che oggi debutta in simultanea al cinema e su Netflix, l'Ambrosio di Torino registra il tutto esaurito. Degli affetti che aveva e di quelli che ha lasciato. Ho conosciuto Ilaria Cucchi e i suoi genitori ai margini di una giornata commemorativa. Mi sono sentito in enorme difficoltà. Certamente la preoccupazione di dover affidare il nostro dolore, il sacrificio di Stefano, la sua persona, nelle mani di qualcuno che in fondo non conoscevamo, era ovvia. Un'ulteriore conferma del fatto che Borghi sia tra i migliori attori italiani attualmente in circolazione, capace di calarsi nella parte con indiscutibile bravura, rendendosi così simile a Stefano Cucchi da far venire i brividi. Alla fine della commemorazione ho incontrato Ilaria.

La domanda sorge spontanea: quanti come lui sono stati picchiati, ma non sono morti e, una volta fuori, hanno tenuto la bocca chiusa per non subire ulteriori ripercussioni? Hanno sempre avuto rispetto per lo Stato. "È un momento di grave crisi per il settore, c'è un problema di regolamentazione che va affrontato - prosegue Barbera, che a Torino è stato direttore storico del Museo del Cinema -". Non serviva altro. Aveva deciso di darmi fiducia. E così siamo partiti.

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