FMI taglia le stime dell’economia italiana

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FMI taglia le stime dell’economia italiana

Nel quarto trimestre di quest'anno il Pil italiano dovrebbe attestarsi allo 0,8 per cento (rispetto al quarto trimestre dell'anno precedente) e all'1,3 per cento nel quarto trimestre 2019.Buone notizie sul fronte lavoro con il tasso di disoccupazione che dovrebbe scendere al 10,8 per cento nel 2018 (era 10,9 per cento ad aprile) e al 10,5 per cento nel 2019 (10,6 per cento ad aprile).

Il Fondo monetario internazionale conferma che il Pil dell'Italia crescerà meno del previsto nei prossimi anni, dall'1,5% del 2017, all'1,2 di quest'anno, fino all'1% del 2019. Secondo Obstfeld è importante che l'Italia operi nel rispetto delle regole europee, preservando sul versante lavorativo la riforma Fornero e il Jobs Act che invece questo Governo intende abolire. Restano quindi invariate le stime di crescita rispetto all'aggiornamento del World Economic Outlook di luglio.

Il Fmi sforbicia le stime sul Pil italiano e rivede al ribasso anche le stime di crescita di Eurolandia e Stati Uniti.

Non va dimenticato che i segnali economici provenienti dai paesi in via di sviluppo ed emergenti sono negativi, e gli analisti temono che potranno esserci tempi non semplici.

Il quadro preso in considerazione dal Fmi porterebbe il debito al 130,3% del Pil quest'anno e a 128,7% il prossimo (129,7% e 127,5% le proiezioni di aprile), mentre per il governo tale rapporto scenderebbe a 130,9% quest'anno e a 130% il prossimo da 131,2% del 2017. Nel World Economic Outlook, pubblicato nel corso della notte (le assemblee autunnali con la Banca Mondiale quest'anno si tengono a Bali, in Indonesia), l'istituzione di Washington pronostica una espansione media dell'area valutaria del 2 per cento quest'anno e dell'1,9 per ceno nel 2019.

Il capo economista Obstfeld lo dice chiaro durante la conferenza di presentazione del documento, a livello globale la crescita potrebbe già aver toccato il picco massimo.

La parola passa a Trump, a Pechino e Bruxelles, in attesa che Moody's e S&P si pronuncino sul futuro del rating del Bel Paese. Il debito pubblico italiano è detenuto per circa due terzi da istituzioni e soggetti italiani ma ciò non lo isola dalla logica del mercato che cerca il rendimento e fugge l'incertezza.

In Italia "l'incertezza politica ha riacceso l'attenzione sul legame fra banche e debito sovrano".

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