Fmi conferma stime di crescita Italia, ma 'mantenere la Fornero'

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Fmi conferma stime di crescita Italia, ma 'mantenere la Fornero'

Italia fanalino di coda nell'area euro con una stima della crescita del pil fissata all'1,2% nel 2018 e dell'1% nel 2019, che rappresentano i tassi più bassi nell'Ue, nonostante la revisione al ribasso delle stime per Germania e Francia. Sono queste le previsioni del Fondo monetario internazionale contenute nel World Economic Outlook, nel quale viene stimato anche un calo del debito pubblico italiano in calo dal 131,8% del Pil nel 2017 al 130,3% quest'anno e al 128,7% nel 2019. Da Washington arriva un messaggio a Palazzo Chigi: le stime sulla crescita del Pil italiano vengono riviste al ribasso, l'Italia deve seguire pedissequamente i dettami dell'Ue ed ancora, entrando nel dettaglio, il Governo non deve toccare legge Fornero e Jobs Act.

Rispetto alle stime dello scorso aprile, il Fondo ha rivisto al rialzo il rapporto debito/pil di 0,6 punti per il 2018 e di 1,2 punti per il prossimo anno. La revisione al ribasso rispetto ad aprile è legata al "deterioramento della domanda esterna e interna e all'incertezza sull'agenda del nuovo governo". Per gli Stati Uniti la crescita è stimata al 2,9% nel 2018, invariata rispetto a luglio e aprile.

In Italia "dovrebbero essere preservate le riforme varate nel sistema pensionistico e nel mercato del lavoro", interventi che anzi dovrebbero essere affiancati da "ulteriori misure, come il decentramento della contrattazione salariale per allineare i salari alla produttività del lavoro a livello di impresa".

Per il Fmi l'aumento dello spread è colpa delle politiche economiche dell'esecutivo Lega-M5S: "Le recenti difficoltà nel formare un governo in Italia e la possibilità di un rovesciamento delle riforme o l'attuazione di politiche che potrebbero danneggiare la sostenibilità del debito hanno innescato un aumento dello spread", evidenziando come l'incertezza politica "potrebbe scoraggiare gli investimenti privati e indebolire l'attività economica in diversi Paesi, aumentando la possibilità di riforme più lente o significativi cambi negli obiettivi". "È importante che il governo operi nel contesto delle regole europee". "Queste previsioni", ha replicato il premier Giuseppe Conte, "dovrebbero essere riaggiornate nel rispetto della nostra nota di aggiornamento del Def". La crisi in Argentina si presenta peggiore delle attese, con il Pil atteso contrarsi nel 2018 del 2,6% rispetto a una precedente stima di una crescita dello 0,4%. Ma, ricorda il Fondo, se "la ripresa ha contribuito a migliorare occupazione e redditi, rafforzando i bilanci e offrendo l'opportunità di ricostruire" buffer di bilancio, nel momento in cui i rischi "si orientano al ribasso, cresce l'urgenza di politiche per una crescita solida e inclusiva".

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