Di Maio e il complotto del testo manipolato sulla pace fiscale

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Di Maio e il complotto del testo manipolato sulla pace fiscale

Il giorno dopo la gravissima accusa di Luigi Di Maio [VIDEO], secondo il quale il testo del Decreto fiscale sarebbe stato alterato da una non meglio precisata 'manina', dopo la sua approvazione in Consiglio dei Ministri, il clima politico nella maggioranza diventa confuso e si accende un confronto molto animato. Denuncia poi ribadita sui social. "Ma è singolare che lo stesso stop non arrivi dai leghisti per le case colpite dal sisma nel Centro Italia". Una 'bomba' in gergo politico e giornalistico, che si è però subito tinta di giallo per una nota del Quirinale che, riferendosi alle parole del vice-premier, precisava come quel testo non fosse ancora pervenuto alla presidenza della Repubblica. Ma il Quirinale smentisce di aver ricevuto il testo.

La pace fiscale sopra i 100 mila non si può fare: non la faremo passare. Non solo Irpef, Irap e contributi previdenziali, ma anche Iva e attività detenute all'estero. La flessione e' dello 0,8% per la Lega e dello 0,2% per i 5 Stelle: poca cosa da un punto di vista strettamente statistico, ma ci sono due dati rilevanti. Adesso è il turno dell'altro vicepremier Luigi Di Maio incassare la sua parte con una manovra economica che, di fatto, contiene tutti i cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle, reddito di cittadinanza in primis. Il sottosegretario all'Economia della Lega Massimo Garavaglia questa mattina ha sostenuto che il testo era noto a tutti. La motivazione: "C'è di tutto, c'è il reato di riciclaggio, c'è di tutto". E' questa la linea che, a quanto apprende l'ANSA, gli esponenti governativi del partito di Salvini sono decisi a tenere. E che su condono penale e scudo fiscale la Lega saprà fare un passo indietro.

Il vicepremier non ha dubbi: "Questo è il governo con il più alto numero di nemici, non mi sorprende una cosa simile". Stavolta nel mirino del leader pentastellato è finito il dl fiscale che, a suo dire, sarebbe arrivato al Quirinale manomesso.

Certo nessuno poteva immaginare la presenza di Moscovici - critico fortemente, al pari del presidente della commissione Ue Juncker, nei confronti della manovra italiana e delle iniziative del governo giallo-verde - nei giorni in cui il provvedimento di bilancio italiano arrivava a Bruxelles per essere esaminato. Il comunicato stampa con cui lunedì il governo ha comunicato l'accordo raggiunto sul condono è così vago che è impossibile valutare cosa realmente si siano detti i vari ministri.

Fonti di Palazzo Chigi hanno precisato che "il Presidente del Consiglio Conte non ha mai minacciato dimissioni. Non mi permetterei mai di dubitare". Su questa duplicità si scatenerà il popolo del web e magari ci scapperà anche una didascalica vignetta di Giannelli con Di Maio nel doppio ruolo di Totò (dettatore) e Peppino (estensore). "Ovvero qualcuno si mette in testa di poter fregare il governo". "Mi appello al buon senso, come Draghi", ha aggiunto con una certa fierezza e mostrando tranquillità rispetto all'indagine che è stata attivata dalla Procura della Repubblica. Gelido il commento della Lega: "Noi siamo seri, non sappiamo di decreti truccati".

L'AFFONDO DELLE OPPOSIZIONI - Anche l'opposizione va all'attacco. "Non la buttiamo in caciare, togliamo di mezzo il condono per gli evasori e andiamo avanti". E ora cercano manine e nemici.

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