"C'è ossigeno su Marte": la rivelazione dei ricercatori americani

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Ma i dati raccolti da studiosi italiani, e rielaborati dal celebre California Institute of Technology hanno ribaltato questa teoria e hanno dimostrato che in un lago salato scoperto nel sottosuolo di Marte ci sarebbero elevate concentrazioni di ossigeno disciolto e dunque le condizioni per la sopravvivenza di forme di vita. E, secondo i calcoli evidenziati nello studio firmato da Vlada Stamenković (con i colleghi Lewis M. Ward, Michael Mischna e Woodward W. Fischer) l'ossigeno potrebbe supportare la vita di microorganismi e forme di vita anche più complesse.

Nel tempo, infatti, le concentrazioni di ossigeno nell'acqua marziana potrebbero essere diventate tali da poter supportare microrganismi dal metabolismo basato sull'ossigeno.

Vista globale della superficie di Marte ottenuta componendo circa 100 immagini catturate dalla sonda Viking (Credit: NASA/JPL-Caltech/USGS) Il risultato è un ulteriore, importante passo avanti per arrivare a chiarire se e come il Pianeta Rosso può ospitare qualche forma di vita, o possa averlo fatto nel suo lungo passato. "I nostri risultati possono aggiungere la solubilità dell'O2 all'esplorazione dell'abitabilità di Marte, in cui gli ambienti aerobici potrebbero agire come risorse per la vita".

Finora, in particolare, si riteneva che su Marte potessero vivere soltanto microrganismi simili ai batteri, che sulla Terra vivono in ambiente privi di ossigeno, chiamati metanogeni, e che utilizzano l'idrogeno molecolare anziché l'ossigeno come fonte di energia. Le misurazioni dei rover che orbitano attorno al pianeta suggeriscono che l'aria sia composta di ossigeno solo per lo 0,145 percento (rispetto al 21% sulla Terra), che si pensa sia rilasciato grazie alla luce solare, che rompe parte delle molecole di anidride carbonica. I nuovi calcoli, ha osservato l'esperta, indicano che l'acqua salata di Marte che si trova poco al di sotto della superficie può catturare l'ossigeno a condizione che periodicamente riesce a entrare in contatto con l'atmosfera, per esempio attraverso fessure della crosta, "proprio come fanno i mari terrestri".

I ricercatori del Caltech hanno calcolato la quantità di ossigeno che potrebbe essere disciolto nell'acqua salata di Marte "considerando alcune delle principali variabili che controllano il processo di assorbimento del gas, come temperatura, concentrazione delle soluzioni saline, natura dei sali disciolti e la latitudine" spiega il chimico organico Raffaele Saladino, dell'università della Tuscia. Ciò indica "la possibilità che quantità sensibili di ossigeno possano accumularsi nelle acque salate, soprattutto in corrispondenza delle regioni polari, dove sussistono le condizioni ambientali più favorevoli".

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