Turchia, si aggrava la crisi finanziaria e Erdogan invoca Dio


Turchia, si aggrava la crisi finanziaria e Erdogan invoca Dio

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Turchia, si aggrava la crisi finanziaria e Erdogan invoca Dio

"Il 15 luglio 2016 - scrive infatti Erdogan - la Turchia è stata attaccata dai membri di un gruppo oscuro guidato da Fethullah Gulen, che hanno cercato di organizzare un sanguinoso colpo di stato contro il mio governo". Inevitabile che si senta anche in Italia l'impatto della crisi della lira che colpisce il Paese, riflesso di un rischio politico crescente vista la spaccatura fra il presidente Erdogan, protagonista di una riforma costituzionale giudicata troppo autoritaria, e i partner occidentali a partire dagli Stati Uniti (leggi anche: Cosa sta succedendo con la lira in Turchia). A peggiorare la situazione la decisione di Trump di raddoppiare nei confronti della Turchia i dazi su acciaio e alluminio. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha parlato di "guerra economica" contro gli Stati Uniti e ha fatto appello alla retorica religiosa e nazionalista che lo ha fatto rieleggere lo scorso giugno, incolpando gli speculatori e i nemici internazionali della Turchia per la crisi e sostenendo che "se loro hanno i dollari, noi abbiamo dalla nostra la gente, la giustizia e Dio".

Situazione economico-finanziaria molto preoccupante in Turchia. La valuta di Ankara, sotto attacco per via dei timori sulle politiche economiche del Paese, è arrivata a scambiare fino a 6,3 sul biglietto verde per poi recuperare un po' di terreno e ora tratta a 5,81.

Il mercato dei cambi penalizza la lira dopo la visita di una delegazione turca a Washington, guidata dal vice ministro degli Esteri Sedat Onal: il governo turco sperava che sarebbe servita ad avvicinare le parti su una serie di questioni, inclusa la detenzione del pastore americano Andrew Brunson e relative sanzioni, invece apparentemente non ci sono stati risultati. Un caso da manuale per una politica monetaria accorta che "a ragione" avvii una fase di rialzo dei tassi d'interesse che produca un effetto "raffreddamento" sui prezzi e rallenti una crescita non "sostenibile".

Nuovi minimi storici per la lira turca sul dollaro, che perde il 5,5% sulla valuta Usa. "Le nostre relazioni con la Turchia non sono buone in questo momento!", ha aggiunto Trump. Politica che viene decisa in modo forse un po' miope e poco lungimirante, allargando al massimo le maglie dei prestiti (a famiglie ed imprese) per sostenere una crescita degli investimenti pubblici e privati che alimenti il PIL. Il protezionismo/nazionalismo? Le scelte poco accorte di Erdogan?

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