Amnesty: "L'Italia e l'UE sono complici delle violazioni in Libia"

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"In questo spietato rifiuto di concedere a rifugiati e migranti di sbarcare nei porti, l'Italia sta usando le vite umane come pedine di scambio". Sembra un delirante accrocchio di frasi fatte dettato alla Bonino o a Liberi e Uguali direttamente da un qualsiasi centro sociale. E invece si tratta di un comunicato rilasciato oggi da Amnesty International (non che faccia poi questa gran differenza, va detto) in merito alle recenti politiche adottate dall'Italia in materia di immigrazione clandestina. "La responsabilità per il numero crescente di vittime ricade sui governi europei che sono più preoccupati di tenere le persone fuori piuttosto che salvare vite umane", dice Matteo de Bellis, ricercatore di Amnesty esperto di asilo e migrazione.

Ed eccoci all'attacco frontale a parte di Amnesty International: "I governi europei sono collusi con le autorità libiche per contenere rifugiati e migranti in Libia, nonostante gli orribili abusi che affrontano nelle mani della Guardia costiera libica e nei centri di detenzione in Libia". Leggi qui: Come funziona il Piano Salvini per contrastare gli sbarchi dalla Libia In un rapporto di 27 pagine Amnesty sostiene che soltanto fra giugno e luglio siano morte più di 721 persone in mare, mette in evidenza le nuove politiche italiane che hanno lasciato le persone bloccate in mare per giorni e analizza come i paesi dell'Unione europea stiano cospirando per contenere rifugiati e migranti in Libia, dove sono esposti a torture e abusi.

"L'ennesima, drammatica, conferma arriva dal rapporto di Amnesty International: l'Italia è corresponsabile dell'aumento di morti in mare che hanno macchiato di sangue il Mediterraneo dall'inizio del 2018", ha dichiarato Andrea Maestri, esponente di Possibile, commentando le cifre fornite dalla organizzazione non governativa. "Praticamente tutti sono finiti nei centri dopo essere stati intercettati in mare e riportati in Libia dalla Guardia costiera libica, che è equipaggiata, formata e appoggiata dai governi europei". De Bellis ha affermato ancora: "Le politiche europee hanno autorizzato la Guardia costiera libica a intercettare le persone in mare, tolto la priorità ai salvataggi e ostacolato il lavoro vitale delle Ong di salvataggio". "In risposta a ciò, l'Italia ha cominciato a negare l'ingresso nei suoi porti alle navi che trasportavano persone salvate".

"Inoltre, le autorità italiane e maltesi hanno diffamato, intimidito e criminalizzato le eroiche ong che tentano di salvare vite in mare, hanno rifiutato alle loro imbarcazioni il permesso di sbarcare e persino le hanno sequestrate", ha aggiunto il ricercatore.

Amnesty non ha neppure dimenticato di citare i casi in cui "si sarebbero verificate violazioni del diritto internazionale". Tra questi anche 2mila donne e bambini.

"I governi europei devono uscire dal circolo vizioso della chiusura e dell'esternalizzazione che hanno creato, mentre dovrebbero investire in politiche che portino ordine nel sistema, offrendo a rifugiati e migranti la possibilità di percorsi sicuri per viaggiare in Europa", ha concluso de Bellis.

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