Savona: "Uscita dall'euro? Dobbiamo essere pronti a tutto"

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Savona:

Uscire dall'euro "si può". "Una delle mie case, Banca d'Italia, mi ha insegnato a essere pronti non ad affrontare la normalità ma il cigno nero, lo choc straordinario".

A sentire il ministro degli Affari europei, inoltre, quell'essere "pronti a tutto" è il punto centrale del famoso piano B, ovvero l'alternativa all'euro: "Potremmo trovarci in una situazione nella quale non saremo noi a decidere, ma saranno altri - ha spiegato il professore - Per questo dobbiamo essere pronti a ogni evenienza". "Mi recherò da Draghi appena terminato questo incontro". E poi ancora: "Vi è necessità - dice - di una stretta connessione tra architettura istituzionale dell'Ue e politiche di crescita se si vuole che l'euro sopravviva".

Il ministro poi ha annunciato un incontro a breve con il numero uno della Bce, Mario Draghi. Prima volevo che la mia azione godesse della legittimazione democratica. "Se la Bce non ha compiti pieni sui cambi, ogni azione esterna che tocchi il dollaro Usa o anche altre valute, si riflette sull'euro senza che l'Ue abbia strumenti per condurre un'azione diretta di contrasto. L'assenza di pieni poteri della Bce sul cambio causa una situazione in cui la crescita dell'economia dell'eurozona risulta influenzata, se non determinata, da scelte o vicende che accadono fuori dall'Europa". Per Savona l'ideale per l'Europa "è muovere verso l'unione politica" ed è urgente la creazione di una scuola di istruzione comune europea. In sintesi, secondo Savona, la Banca centrale europea dovrebbe avere uno statuto simile a quello della Fed, la banca centrale degli Stati Uniti.

La soluzione "di politica economica individuata dal governo è questa: rilanciare gli investimenti per la crescita" e quindi aumentare il Pil senza che "Parlamento e governo mostrino fretta sul lato della spesa corrente". Il ministro degli Affari Europei Paolo Savona cita Dahrendorf quando scrisse, dopo la caduta del muro di Berlino, il libro '1989, Suggerimenti a un amico polacco', per mettere in guardia "contro tutti i sistemi che finiscono in 'ismo': Comunismo, socialismo, capitalismo e anche l'europeismo che è diventato un'ideologia". Lo spread resta elevato perché gli operatori attendono di conoscere come il governo intende realizzare i provvedimenti promessi all'elettorato, soprattutto reddito di cittadinanza, flat tax e revisione della legge Fornero. I mercati temono che la realizzazione del programma di governo faccia aumentare il debito pubblico e di questi timori, sottolinea il ministro "il governo ne deve tenere conto".

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