Ilva. Emiliano accusa Calenda in una lettera a Di Maio

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Ilva. Emiliano accusa Calenda in una lettera a Di Maio

Questa vertenza è aperta da 6 anni e un'ulteriore proroga è assolutamente irresponsabile, abbiamo chiesto una risposta definitiva se si vuole o no tenere aperto lo stabilimento o chiuderlo il ministro non ha risposto direttamente ha però detto che il fatto che stia trattando con ArcelorMittal vuol dire che vorrà continuare a lavorare perché l'Ilva produca acciaio.

Sull'Ilva, "dopo i quaranta giorni dal giuramento da ministro Di Maio ha chiesto la necessità di procedere ancora da approfondimenti di tutte le carte sottoposte dall'azienda e dal precedente governo, sono troppi anni che aspettiamo risposte e auspichiamo una ripresa immediata del negoziato". In particolare dall'esame della documentazione, sostiene, "non emerge quali siano stati i criteri (predeterminati) di aggiudicazione del contratto che avrebbero "vincolato" il ministero dello Sviluppo economico a preferire la società Am InvestCo alle altre partecipanti, tra le quali- in particolare- la cordata Acciatialia Spa, che aveva offerto la auspicata decarbonizzazione dell'impianto Ilva di Taranto".

Accitalia infatti prevedeva anche un minor impatto ambientale. "La cordata AcciaItalia aveva proposto un'evoluzione della dotazione organica che seppur inizialmente in diminuzione avrebbe previsto un incremento sino a 10.500 unità lavorative regime". Per tutto questo, dunque, conclude Emiliano, "le sarei grato se volesse disporre opportune verifiche sulla correttezza della procedura di gara espletata eventualmente avvalendosi dell'Anac, organo deputato istituzionalmente alla vigilanza e controllo delle procedure di affidamento di contratti ad evidenza pubblica".

Una lettera in cui il presidente della Regione Puglia, accusa proprio il predecessore di Di Maio, Carlo Calenda. "Il resto è chiacchiera da bar".

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