Calabria record per lavoratori in "nero"

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Calabria record per lavoratori in

Secondo gli ultimi studi della Cgia di Mestre, nel nostro paese esistono 3 milioni e 300mila irregolari che producono più di 77 miliardi di euro di fatturato sommerso. In tutta italia sono con 3,3 milioni di lavoratori in nero e 42,6 miliardi sottratti al fisco. Un importo, questo, pari a oltre il 40% dell'evasione di imposta annua stimata dal Mef.

A rimetterci "non sono solo le casse dell'erario".

Anche perché le mancate entrate, danneggiano, più o meno indirettamente, anche le attività regolari che, da una parte, si ritrovano con un'imposizione tributaria maggiore di quanto effettivamente dovrebbero pagare se il problema del lavoro nero fosse ridimensionato e residuale. La prima influenza negativa è sul costo del lavoro, che la presenza di questo scoglio oscuro abbassa incredibilmente, riuscendo a proporre un prezzo finale sia del prodotto, ma anche del servizio estremamente contenuto. Tanto da mettere fuori gioco chi, invece, le disposizioni di legge le rispetta.

Un quadro ancora più pesante nel Mezzogiorno. Sia chiaro, nessuno vuole giustificare il lavoro nero legato a doppio filo con forme inaccettabili di caporalato, sfruttamento e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. "Tuttavia, quando queste forme di irregolarità non sono legate ad attività controllate dalle organizzazioni criminali o alle fattispecie appena richiamate, costituiscono, in momenti difficili, un paracadute per molti disoccupati o pensionati che altrimenti non saprebbero come conciliare il pranzo con la cena".

"Per contrastare questo fenomeno la reintroduzione dei voucher potrebbe essere una prima risposta" segnalano gli analisti dell'associazione. "I voucher - spiega e conclude il segretario della Cgia Renato Mason - erano stati concepiti dal legislatore per far emergere i piccoli lavori in nero. Ma, al contrario, per essere stati impiegati pochissimo". In modo particolare "proprio al Sud, dove la disoccupazione è molto elevata e l'abusivismo e il sommerso hanno dimensioni molto preoccupanti. Eliminarli, quindi, è stato un errore". "Pertanto, vanno assolutamente reintrodotti, in particolar modo nell'agricoltura, nel turismo, nei settori dove è forte la stagionalità e tra le micro imprese artigiane".

I voucher naturalmente da soli non sono sufficienti per contrastare il lavoro nero. Di ridurre il carico amministrativo e di incentivare le misure dissuasive e di stimolo all'emersione. Come? "Sostenendo, soprattutto, l'attività di controllo eseguita dagli organi preposti".

Ad occuparsi di ciò è la Cgia di Mestre, che analizza questo "cuore nero" del lavoro.

La regione più a "rischio" è la Calabria con 146 mila 'irregolari', ma un'incidenza percentuale del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil regionale pari al 9,9%. Un risultato che e' quasi doppio rispetto al dato medio nazionale (5,2 per cento). "Così, le tasse che mediamente vengono a mancare in Campania ammontano a 4,4 miliardi all'anno". Segue un'altra regione del sud, la Sicilia, dove troviamo 312.600 irregolari e un peso dell'economia al nero dell'8,1%.

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