Scoperta sulle Dolomiti la lucertola più antica

Share

Scoperta sulle Dolomiti la lucertola più antica

Il fossile di Megachirella wachtleri.

"Megachirella è il più antico squamato noto che sia riuscito a sopravvivere alla più profonda estinzione di massa della storia, quella di fine Permiano, e che si sia diversificato subito poco", conclude lo studioso.

Un fossile trovato nelle Dolomiti del Trentino-Alto Adige è la più antica lucertola al mondo nota finora e riscrive la storia di serpenti e degli altri piccoli rettili.

Una lucertola di 240 milioni di anni. Alla ricerca italiana, cui partecipano il Muse - Museo delle Scienze di Trento, il Centro di fisica teorica Abdus Salam di Trieste, il Centro Enrico Fermi di Roma e l'acceleratore di particelle Elettra di Trieste, la rivista Nature dedica la copertina.

Con la microtomografia. Massimo Bernardi, del MUSE, non ha dubbi: "Questo piccolo rettile, che credo possa a buon titolo essere considerato tra i più importanti resti fossili mai rinvenuti nel nostro Paese, sarà da oggi un riferimento per i paleontologi e per tutti coloro i quali studieranno o racconteranno l'evoluzione dei rettili. Megachirella è una sorta di Stele di Rosetta, una chiave per la comprensione di una vicenda evolutiva che ha condizionato per sempre la storia della vita su questo pianeta".

Il fossile di Megachirella wachtleri era stato scoperto all'inizio di questo secolo, ma l'impossibilità di estrarlo dalla roccia che lo contiene senza danneggiarlo irreparabilmente e la scarsità di reperti con cui confrontarlo, non aveva permesso una sua esatta collocazione sull'albero evolutivo della vita.

Oggi la Terra è abitata da circa 10.000 specie di lucertole e serpenti, quasi il doppio delle specie di mammiferi.

Per comprenderne meglio l'anatomia, Megachirella è stata analizzata mediante microtomografia computerizzata a raggi X (microCT) presso il Laboratorio Multidisciplinare dell'Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) in collaborazione con Elettra Sincrotrone Trieste. Nonostante il diverso peso, finora l'origine e le prime fasi dell'evoluzione di questi rettili erano rimaste avvolte nel mistero. La tecnica di microCT è simile ai sistemi TAC ospedalieri ma con un dettaglio di gran lunga maggiore e consente di produrre un modello 3D virtuale delle parti esterne e interne dei campioni analizzati con risoluzione micrometrica.

L'esatta collocazione filogenetica di Megachirella, ha dichiarato Bernardi a "Le Scienze", è stata possibile, anche grazie a "una articolatissima analisi filogenetica con la creazione di una matrice con centinaia di migliaia di ingressi in cui erano annotati i dati morfologici e molecolari di tutti i fossili di animali che potevano essere in qualche relazione con Megachirella". La datazione del fossile e alcuni tratti visibili avevano così fatto propendere per una sua appartenenza al più ampio e antico gruppo di rettili arcaici dei lepidosauromorfi.

Grazie alla spettacolare ricostruzione di " Megachirella" in vita, realizzata dal pluripremiato paleoartista milanese Davide Bonadonna, la ricerca ha inoltre conquistato la copertina della rivista Nature, che da vent'anni non dedicava ad un fossile italiano la propria prestigiosa immagine di apertura. "Quando abbiamo visto i risultati ci siamo resi conto di essere i primi, dopo milioni di anni, a poter osservare la "faccia" della Megachirella, ossia quella inglobata nella roccia", spiega Federico Bernardini, uno dei ricercatori.

Share

Pubblicità



© Molisedoc. Tutti i diritti riservati.