No alla vendita in Italia della cannabis light

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No alla vendita in Italia della cannabis light

Sulla prima questione il Consiglio "ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di cannabis o cannabis light o cannabis leggera, non può essere esclusa". Il Consiglio Superiore della Sanità ha dato il suo parere sulla cannabis light, sostenendo che il suo consumo sia da bloccare. Tracce dell'uso antinfiammatorio della cannabis si trovano anche nella storia dell'antica Grecia.

Risposte (tranne la numero 4) tratte dal libro Cannabis e Marijuana di Daniela Parolaro, Riccardo Fesce, Claudia Valtorta, Franco Angeli Ed., in accordo con la Casa editrice. La nota è arrivata dal Consiglio superiore della Sanità che raccomanda quindi che non sia consentita la libera vendita.

Questo naturalmente è il parere del CSS che è importante sottolineare non è vincolante per il Ministero della Salute.

I PARERI - Composto da 30 membri non di diritto, esperti nei vari settori della medicina e chirurgia e della sanità pubblica, nominati dal ministro della Salute, e da 26 componenti di diritto, come ricorda il sito del ministero, "il Consiglio esprime parere obbligatorio sui regolamenti predisposti da qualunque amministrazione centrale che interessino la salute pubblica; sulle convenzioni internazionali relative alla predetta materia; sugli elenchi delle lavorazioni insalubri e dei coloranti nocivi; sui provvedimenti di coordinamento e sulle istruzioni obbligatorie per la tutela della salute pubblica da adottarsi dal Ministero della salute, ai sensi dei nn". Proprio quei prodotti che sarebbero ora messi in discussione dal Consiglio superiore della Sanità e per i quali la neoministra Grillo potrebbe vietarne la vendita.

"Potenzialmente pericolosa per la salute".

Im Ministero si era rivolto anche all'Avvocatura di Stato che non si è ancora pronunciata. Il Css sottolinea anche come il consumo "avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio" e quindi anche di controllo "della quantità effettivamente assunta e degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine". "Non appena riceverò tali indicazioni - ha spiegato la neo ministra Grillo - assumerò le decisioni necessarie, d'intesa con gli altri ministri".

Nel mirino ci sono i "prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa" (con livelli di Thc inferiori allo 0,2 per cento) in vendita nei 'canapa shop' diffusi in tutta Italia. Nel giro di cinque anni nel nostro Paese sono cresciuti di dieci volte i terreni coltivati a cannabis sativa, dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4mila stimati per il 2018 nelle campagne.

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