Mastandrea: "Gli alieni? Mi piacciono solo quelli umani"

Share

Mastandrea:

Con tocco delicato quanto visionario, in Tito e gli Alieni la Randi - coadiuvata dai produttori Matilde e Angelo Barbagallo - sfida le convenzioni che spesso appiattiscono il cinema italiano, restituendo smalto e visionarietà a un genere raramente affrontato. A parlarne nel corso della conferenza stampa, come riporta bestmovie, è proprio Mastrandrea che svela: "Questo film è una favola pensata e girata da un alieno come è la nostra regista Paola Randi - ha detto a Torino Valerio Mastandrea -". Tutto cambia quando in quel posto sperduto arrivano, da Napoli, i due nipoti, interpretati da Luca Esposito e Chiara Stella Riccio, spediti lì dopo la morte del loro padre.

Un Professore napoletano (Valerio Mastandrea), ricercatore di possibili suoni alieni provenienti dallo spazio più lontano, vive isolato dal mondo in una casa mobile nel deserto del Nevada, accanto all'Area 51. Scienziato mesto a un passo dall'Area 51, segue un progetto, o almeno dovrebbe, per conto del governo degli Stati Uniti. Il film vede protagonista Valerio Mastandrea nella parte di un professore costretto a vivere nel deserto del Nevada in compagnia dei suoi due nipotini. Anzi, da subito, si lascia sedurre dall'originalità delle inquadrature, insieme alle musiche avvolgenti curate da Fausto Mesolella, che è scomparso durante le riprese, e a cui il film è meritatamente dedicato.

Vi lasciamo alla scena Zio di me ti puoi fidare.

Gli scenari evocati dalla Randi rispettano le regole dell'immaginario americano: sono figli del cinema on the road, ma l'unico viaggio che compiono è all'interno della complessità dell'animo umano, delle fragilità che ognuno di noi coltiva in silenzio, finendo per assomigliare piuttosto ai resti di una decomposta fiera, di un dismesso Luna Park di frontiera.

Capisco che la regista volesse raccontare come il dolore per una perdita possa portarti a fondo ma che possa essere sanato e la vita possa riprendere, ma queste cose le abbiamo già, troppe volte, viste. La figura di donna inserita nella storia, Stella (Clémence Poésy), anche lei stravagante ma vitale, che nella quotidianità fa da tramite tra il professore e il mondo, sarà la facilitatrice nel rapporto con i ragazzi. Si muove tra poesia infantile e incanto artigianale, per una tecnologia fantascientifica di matrice malinconica, che rintraccia nell'archeologia vintage una precisa e immediata idea di fiabesco (Linda è la versione dolce e femminile di HAL 9000 di 2001).

Share

Pubblicità



© Molisedoc. Tutti i diritti riservati.