L'asso di Trump e la mossa di Conte


L'asso di Trump e la mossa di Conte

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L'asso di Trump e la mossa di Conte

Certo è che nella sua dichiarazione sulla necessità di riammettere la Russia nel club dei grandi della terra c'è il senso di una svolta spettacolare. Dal Cremlino interviene Dmitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin: non ci interessa, "la Russia si sta concentrando su altre formule".

"Stiamo esaminando per la grazia i nomi di circa 3000 persone, molte delle quali sono state trattate iniquamente", ha annunciato ai cronisti prima di salire sull'Air Force One per il G7 canadese, evocando il nome di Ali. "È nell'interesse di tutti". "Non ho particolari consigli da dare a Conte, - ha ribadito - gli faccio naturalmente gli auguri, la possiamo pensare come vogliamo, io la penso in modo sideralmente diverso dal governo appena nato, per me le istituzioni non sono scatolette di tonno".

L'ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, "mi auguro che al G7 in Canada l'Italia faccia l'Italia, l'ultima cosa che possiamo permetterci è presentarsi come un'Italia che tradisce i suoi fondamenti, la sua politica estera e la sua vocazione internazionale. E rispondendo ad una domanda sul sostegno del premier italiano alla proposta di Trump, Tusk si è detto convinto che i paesi europei del G7 avranno la stessa posizione, magari non nei dettagli, ma sulla linea generale". Questo perché durante l'incontro il leader di Palazzo Chigi ha precisato che il dialogo con Mosca va perseguito, a patto però che rispetti gli accordi di Minsk e metta fine all'aggressione in Ucraina.

Ma è stato subito un summit complicato, perché gli stati europei si sono scontrati con Trump su diversi temi, per primo la Russia. Il senatore democratico Schumer ha detto che "gli Stati Uniti hanno bisogno di un presidente che sappia riconoscere i nemici e dagli amici".

Prima di aprire lo scontro russo, Trump aveva preso di mira gli alleati europei sui commerci.

Trump inoltre è accusato di usare i suoi poteri di grazia in casi mediatici che gli procurano consenso politico, dall'ex sceriffo anti immigrati Joe Arpaio al commentatore conservatore Dinesh D'Souza, sino ad una serie di personaggi neri che potrebbero guadagnarli le simpatie dell'elettorato afro-americano: da Muhammad Ali al suo antesignano Jack Johnson - primo campione nero di boxe condannato nel 1913 da una giuria bianca in un presunto caso razziale. Con questo titolo eloquente, un editoriale pubblicato oggi dal Washington Post disegna i rapporti all'interno del gruppo dei 7 paesi più industrializzati, con un presidente americano descritto come solo, contrapposto ai sei partner. Il problema è che non si intravede un'alternativa altrettanto rassicurante.

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