Howard Schultz lascia Starbucks: sfida a Trump?

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Howard Schultz lascia Starbucks: sfida a Trump?

Dal prossimo 26 giugno, Schultz lascerà gli incarichi di presidente esecutivo e membro del consiglio di amministrazione.

Sotto la sua guida, Starbucks è passata da 11 punti vendita a 28.000 in 77 Paesi e, tra poche settimane, a settembre, aprirà il primo locale, una Roastery in Italia, a Milano, in Piazza Cordusio 2. E la sua uscita torna ad alimentare le voci di una sua possibile discesa in politica: secondo alcuni potrebbe essere quel volto nuovo e quel leader di cui democratici hanno disperatamente bisogno. L'attenzione è ora tutta sulle sue prossime mosse: finora ha sempre gettato acqua sul fuoco sulle speculazioni di una sua possibile candidatura alla Casa Bianca e sulle sue ambizioni politiche. È stato lo stesso ex amministratore delegato a non scartare l'ipotesi in una intervista al "New York Times". Da diverso tempo sono molto preoccupato per il nostro paese, per le crescenti divisioni al suo interno e per la nostra posizione nel mondo - afferma -. Durante i suoi 40 anni nel gruppo come amministratore delegato e presidente, ha trasformato Starbucks in un colosso mondiale.

A chi gli ha chiesto direttamente se stesse considerando una sua candidatura alla presidenza, ha risposto: "Intendo riflettere su una gamma di opzioni, e questo potrebbe includere il servizio pubblico".

Una decisione che arriva dopo che il manager si era dimesso nel 2017 dalla carica di amministratore delegato.

Mentre gli osservatori politici si domandano se sarà lui a salvare il partito democratico ancora senza un candidato per le presidenziali 2020, gli investitori hanno reagito male alla notizia fornita dall'azienda ieri dopo la chiusura di Wall Street. Che sia vero non è dato saperlo, al momento; ciò che preme sottolineare è il grande merito che ha avuto il presidente nel portare Starbucks da semplice azienda a multinazionale diffusa in tutto il mondo.

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