Fabrizio Corona, il pg chiede che torni in carcere

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Fabrizio Corona, il pg chiede che torni in carcere

Ma se la "vittima" dei suoi insulti è un Magistrato, la situazione per lui potrebbe complicarsi veramente.

"A Fabrizio Corona deve essere revocato l'affidamento terapeutico e deve tornare in carcere", è questa la richiesta formulata dal sostituto Procuratore Generale della Repubblica Antonio Lamanna nell'udienza tenutasi ieri, durata circa due ore, davanti al Tribunale di Sorveglianza. Sa di rischiare grosso. Nello specifico il pg ha messo in evidenza i termini con cui l'ex re dei paparazzi si è rivolto al pg Maria Pia Gualtier nei giorni scorsi: "Non ha capito un c***o", definendoli diffamatori.

La frase è stata pronunciata lo scorso 5 giugno davanti alle telecamere alla fine dell'udienza di appello per per gli oltre 2,6 milioni di euro in contanti, trovati in parte in un controsoffitto e in parte in Austria (in primo grado l'accusa principale di intestazione fittizia è caduta); udienza durante la quale la pg aveva chiesto di portare la condanna a 2 anni e 9 mesi. Che hanno preso tempo. "Non sono piaciute le critiche espresse da Corona nei confronti del sostituto Pg Gualtieri dopo l'udienza del processo d'Appello ed è stato contestato il suo intervento alla trasmissione di Giletti", ha detto l'avvocato Luca Sirotti, che difende Corona con il collega Ivano Chiesa.

Tra le prescrizioni violate dall'ex paparazzo, secondo il pg, il video pubblicato su Instagram nel febbraio scorso in cui compariva con manette, occhiali da sole, tatuaggi e camionetta della penitenziaria, corredato dalla didascalia con scritto 'A volte esagero ma non se ne può fare a meno'. Ha postato diverso materiale sui suoi profili social, pur non avendo il permesso di farlo, inoltre ha frequentato una palestra nonostante potesse allontanarsi da casa sua solo per raggiungere la comunità che lo aveva in cura.

Il magistrato ha anche ricordato che non appena ottenuto l'affidamento, Corona è tornato alla sua vita normale ignorando le restrizioni del tribunale. Poi se ne è andato, scuro in volto. Il giudice si riserverà di decidere nei prossimi giorni.

Le ultime dichiarazioni dei suoi legali aprono uno scenario non molto semplice: "Il Tribunale di Sorveglianza di Milano deve giudicare un caso molto difficile, ma speriamo che l'affidamento terapeutico del nostro assistito possa continuare".

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