Medium minaccia Alberto Stasi: "Chiara mi parla dall'aldilà"

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Medium minaccia Alberto Stasi:

"Mi raccontava dell'omicidio - ha spiegato in aula - dicendomi che le indagini erano state manipolate perché vennero tralasciate alcune piste investigative".

Nei post scritti da Montani, come ha raccontato lo stesso Stasi in aula nella scorsa udienza, vi erano epiteti come "bastardo" e accuse come "corruzione di periti e giudici e di vendita di organi umani" e di "rapporti di parentela con i clan".

Non volevo minacciare Alberto Stasi, io avevo paura di lui.

Omicidio Chiara Poggi news, Alberto Stasi parte lesa nel processo a carico di Maria Grazia Montani, la donna imputata per diffamazione e minacce aggravate a carico del ragazzo, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per il delitto della fidanzata. E' solo uno dei post apparsi su una pagina Facebook di cui è stato bersaglio per quasi dieci anni Alberto Stasi, il commercialista in carcere dopo la condanna definitiva a 16 anni per l'omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi. Secondo il suo racconto, sarebbe stata proprio la 26enne uccisa nella sua casa di Garlasco a dirle di leggere alcuni "articoli di giornale" riguardando il delitto. Quel giorno è stata Chiara a dirmi che Stasi si trovava in auto - ha aggiunto Montani - per questo sono uscita e ho scattato prima una foto alla mia macchina e poi alla sua.

Sempre dai giornali e da un libro inchiesta sul delitto, aggiunge la Montani, "ho tratto spunto per la pagina Facebook". Che, dal canto suo, riferisce di essere alla fermata della metropolitana poiché Chiara le ha detto di andare: "Mi trovavo lì perché in quel periodo, tre volte alla settimana, andavo a casa di mio padre a fare le pulizie".

La donna ha poi dato la sua versione riguardo ad un incontro con Stasi avuto a Milano nel parcheggio della stazione Famagosta, nel settembre 2013. "Cioè che facevo festini a sfondo omosessuale e gay" e "che assumevo sostanze stupefacenti". "A quel punto l'ho visto accovacciato sul sedile posteriore" ha raccontato la donna.

Rispondendo ad una domanda del legale di parte civile, Giada Bocellari, che le chiedeva come faceva a sapere che proprio quella era la vettura dell'uomo, ha detto: "Lo sapevamo tutti qual era la sua macchina. Lo abbiamo letto sui giornali", ha replicato l'imputata. Non mancavano infine anche le minacce, come ricordato dallo stesso 34enne: "Stasi sei finito, la pagherai, non basteranno i proiettili a fermare la parola divina". Come spiega l'ex bocconiano, "se si leggono le centinaia di messaggi pubblicati si comprende l'ossessione di questa persona nei miei confronti". Nel processo Stasi si è costituito Parte civile chiedendo un risarcimento dei danni perché la vicenda avrebbe avuto un "impatto emotivo" su di lui e sulle persone che gli sono vicine.

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