Allarme "diabete urbano": un malato su 2 vive in città


Allarme "diabete urbano": un malato su 2 vive in città

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Allarme

Ma adesso, un position paper della Società Italiana di Diabetologia (Sid), prende le 'misure' agli aghi per penna, Cenerentola dei presidi per il diabete, e lancia un allarme. I diabetologi invitano a usare di più la bici o andare a piedi - pena la perdita della salute. La scelta dell'ago giusto "sembra un problema marginale - afferma Giorgio Sesti, presidente Sid - mentre ha grande importanza non solo per la corretta somministrazione dell'insulina ma anche per la sicurezza dell'operatore sanitario". L'International Diabetes Federation prevede che nel 2045 i tre quarti della popolazione diabetica vivranno nelle metropoli o in città. In Italia, secondo ISTAT, le persone con diabete sono 3,27 milioni, di cui, e non a caso, il 52% risiede nelle 14 Città metropolitane. Si sta assistendo inoltre a un incremento dell'obesità fra gli abitanti delle aree urbane rispetto a chi invece abita in un ambiente rurale. "Per sensibilizzare le istituzioni e i cittadini, la Sid ha aderito al progetto 'Cities Changing Diabetes' allo scopo di promuovere stili di vita virtuosi". "La prevalenza di diabete negli otto distretti dell'area metropolitana è stata messa in relazione con indicatori degli stili di vita e di stato socio-economico". Nello specifico, nei distretti a più alta prevalenza di diabete si è riscontrata anche più alta la percentuale di soggetti che si muovono con mezzi privati (auto o moto). In tal senso è più che sufficiente muoversi a piedi o in bicicletta. Per esempio, nei distretti dove si riscontra una minore percentuale di persone con diabete (pari al 5,9%) oltre il 20% delle persone si muove a piedi o in bicicletta, mentre il 52% utilizza un trasporto privato.Al contrario, dove si riscontra una maggiore percentuale di persone con diabete (pari al 7,5%) la percentuale di persone che si sposta a piedi o in bicicletta scende al 12% e nel contempo sale al 62% quella delle persone che utilizza un mezzo privato. I soggetti diabetici devono dunque seguire uno stile di vita il più sano possibile sia da un punto di vista dietetico sia dal punto di vista dell'attività fisica. "Troppe volte le scelte degli aghi considerati un dispositivo di bassa tecnologia sono basate unicamente sul prezzo più basso non tendendo di una serie di caratteristiche che hanno un impatto sulla funzionalità del dispositivo, la prevenzione di infezioni e di punture accidentali". Si indica che gli aghi migliori sono quelli più corti (4 mm) e sottili, ma con un buon diametro interno per non far resistenza al passaggio del farmaco (tecnologia 'a pareti sottili'), ben lubrificati e con la punta ben affilata.

Un lavoro certosino, effettuato da un'apposita commissione della SID guidata dalla dottoressa Daniela Bruttomesso (Unità operativa di Malattie del Metabolismo, Università di Padova e Presidente della Sezione Regionale SID Veneto Trentino Alto Adige), ha valutato tutte le caratteristiche 'in chiaro' (alcune sono sotto copertura brevettuale) dei vari aghi sul mercato italiano, per fornire una guida a decisori pubblici, medici, ma anche associazioni pazienti sulle caratteristiche essenziali che un ago di buona qualità dovrebbe avere. "L'analisi effettuata su Roma rappresenta a tutti gli effetti un nuovo modo di considerare una patologia cronica quale è il diabete come una rete di complesse interazioni fra caratteristiche individuali, socio-culturali e ambientali, e per questo - conclude - il modello sarà ora esportato alle altre aree metropolitane italiane".

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