"Una pianta sarda blocca il virus dell'Hiv", la scoperta dell'Università di Cagliari

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Pertanto leggi l'informativa sui cookie nel banner in alto. Attualmente è possibile tenere l'infezione sotto controllo per mezzo di un insieme di molti farmaci, che garantiscono la sopravvivenza, nonostante la presenza del virus nell'organismo.

La prestigiosa rivista americana PlosOne ha pubblicato un articolo su una ricerca firmata da virologi e botanici del dipartimento di scienze della vita e dell'ambiente dell'Ateneo di Cagliari, e concentrata sul potenziale anti Hiv-1 della pianta "Hypericum scruglii (Bacchetta, Brullo et Salmeri)", una specie endemica ed esclusiva degli altopiani della Sardegna centro-orientale (le zone di localizzazione sono abbastanza ristrette, i "Tacchi dell'Ogliastra" e l'area intorno a Laconi, in provincia di Oristano).

Nella pianta è stata per la prima volta individuata una molecola in grado di inibire a concentrazioni molto basse due enzimi chiave dell'HIV-1 che permettono al virus di replicarsi.

La squadra di ricercatori formata da biologi e virologi dell'Università di Cagliari già da tempo si occupava di studiare le forme vegetali che compongono i paesaggi naturali della Sardegna.

L'idea degli studiosi cagliaritani, che hanno collaborato con i colleghi dell'Università dell'Insubria, dell'Università della Campania e del Max Planck Institute for Chemical Ecology di Jena (Germania), è quella di produrre farmaci antivirali innovativi, in grado di ridurre il numero di medicinali che i pazienti sieropositivi sono costretti ad assumere. "La pianta, individuata in tempi relativamente recenti, - ha spiegato la dott.ssa Cinzia Sanna - è stata raccolta durante il periodo di fioritura, è stata essiccata e sottoposta a estrazione mediante una miscela idroalcolica. L'estratto grezzo è stato poi sottoposto a screening biologici al fine di valutare la sua attività antivirale".

Ma come riesce a bloccare la replicazione del virus dell'HIV? "Essa si è dimostrata efficace anche nell'inibire la replicazione virale in colture cellulari".

Del gruppo che ha firmato la ricerca fa parte anche Enzo Tramontano, professore di Microbiologia e presidente della Facoltà di Biologia e Farmacia dell'Università di Cagliari, che a proposito della scoperta ha affermato: "Serviranno studi specifici per migliorare la struttura chimica della molecola e renderla più potente". In altri termini si tratterà di ottimizzare e potenziare la molecole, definirne i dosaggi ed escludere o minimizzare eventuali effetti collaterali sull'uomo.

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