Trump frena sull'attacco alla Siria

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Trump frena sull'attacco alla Siria

La Russia lancia un monito attraversi il proprio ambasciatore alle Nazioni Unite, Vassily Nebenzia. Mi chiedo a che cosa possa servire ora l'uso punitivo dei missili, oltre a provocare altra morte e rischiare una guerra diretta tra USA e Russia. "L'immediata priorità è evitare il pericolo di una guerra", ha ammonito Nebenzia, auspicando la riunione del Cds "al più presto".

Il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale, l'interventista John Bolton, ha esposto in un'intervista le tre le opzioni militari al vaglio: un'operazione mirata, con una serie di missili Tomahawk dalle por- taerei nel Mediterraneo, come già avvenuto un anno fa; un'operazione allargata contro le basi militari del regime, però avvisando in naticipo i russi; l'ipotesi più violenta, un'operazione contro i centri di controllo russo- iraniani.

L'oscillazione degli umori dei mercati, che dipende da quella degli eventi geopolitici, ieri ha registrato un movimento positivo, in coincidenza con l'allentamento della tensione militare in Siria. Potrebbe essere molto presto o non sarà così presto. Mentre l'Opac, l'organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, invierà un team di esperti per indagare sull'attacco, il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato di avere prove certe dell'uso di armi chimiche da parte del regime siriano. Il presidente americano e la premier britannica si sono trovati "d'accordo sulla necessità di continuare a lavorare a stretto contatto per la risposta internazionale".

Secondo Liao, ora gli Stati Uniti sono ad un bivio: se intraprendere o meno un'azione militare in Siria. "Stiamo continuando a valutare le informazioni di intelligence e siamo impegnati in colloqui con i nostri partner e alleati", ha detto la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders. "Crediamo che ci sia stato un attacco chimico, ma stiamo ancora cercando le prove concrete", spiega a sua volta al Congresso l'ex generale James Mattis, segretario alla Difesa.

-Un governo americano, un Paese tra le macerie dopo anni di guerra civile, presunte armi chimiche di distruzione di massa e possibile scontro tra Usa e Russia con l'assenza consueta e irritante dell'Onu.

Ieri NBC News ha riferito che gli Stati Uniti sarebbero in possesso di campioni di sangue e di urine delle vittime dell'attacco di Duma, positivi sia al cloro che al gas nervino. La premier non ha ancora preso una decisine definitiva sulla partecipazione di Londra a un intervento con gli alleati, ricorda il giornale, ma fonti governative affermano che sta "facendo tutto il necessario" per essere pronta a farlo. "Abbiamo dati inconfutabili che questo (attacco chimico) è stato organizzato", ha dichiarato il ministro. "Ma ad ogni modo anche incidenti insignificanti provocheranno nuovi flussi di migranti verso l'Europa". "È chiaro che la fine della crisi non passerà da un conflitto". Poco dopo la pubblicazione del documento inglese, l'emittente Russia Today, vicina al Cremlino, ha precisato: non si cita il "novichock" esplicitamente e non c'è alcuna accusa ufficiale alla Russia.

"Gli Stati Uniti e l'Occidente vogliono attaccare a livello internazionale la Russia e la sua alleanza con l'Iran e la Siria attraverso la questione siriana, molto simile per la sua natura a quello che è successo in Gran Bretagna (caso Skripal, ndr)".

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