Tim, "per Vivendi ingresso Cdp non è operazione ostile"

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Seduta brillante a Piazza Affari, dove il titolo chiude a +5,2 per cento.

Un ruolo dello Stato servirebbe a tutelare, secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, il ruolo del sistema Italia.

Secondo rumors di stampa il Consiglio di Amministrazione di CDP potrebbe riunirsi già oggi per deliberare l'acquisto di azioni - si parla di una partecipazione di circa il 5% - dell'ex Telecom Italia.

L'ingresso del braccio finanziario del Tesoro nel capitale del gruppo delle tlc avverrebbe con acquisti che realizzati ai blocchi, con un investimento di tipo finanziario.

Una sfida a Vivendi (con i francesi al 23,9%) ma un messaggio anche per il fondo attivista Elliott, che dopo avere superato il 5% ha lanciato una campagna in grande stile per rovesciare il board e collocare i propri uomini.

L'ingresso di Cdp sarebbe di sostegno al piano del fondo Elliott, che insieme allo Stato spinge per una separazione della rete. "Qualsiasi azionista è sempre benvenuto se porta un valore aggiunto". A quanto si apprende, la Commissione ritiene che gli Stati membri, o le entità pubbliche come Cdp, siano liberi di fare investimenti a condizioni di mercato in società private, dal momento che il trattato è neutrale rispetto alla proprietà pubblica o privata delle imprese. Il blitz della Cdp avrebbe preso spunto dal presidente del Consiglio uscente Paolo Gentiloni, e con lui il ministro Carlo Calenda, allineati a Giuseppe Guzzetti presidente di Acri (le fondazioni bancarie detengono il 15,93% di Cdp) e ogni mossa risulta verificata anche con le principali forze politiche, dai 5 Stelle alla Lega fino a Forza Italia. "Dove gli operatori non hanno seguito questa strategia, si sono creati rischi inutili per una resa molto debole o nulla".

Alcune fonti finanziarie, contattate dall'Agi, sottolineano come l'ingresso di Cdp in Tim "non è in soccorso di Elliott", il fondo americano che si sta facendo largo e che ha chiesto la sostituzione di sei consiglieri in quota Vivendi, primo azionista di Tim. Le fonti liquidano come "ridicola" l'ipotesi che un soggetto di carattere pubblico come la Cdp "vada in supporto di un investitore privato" come Elliott. Il tempo stringe, la chiusura della prima sede Tim è prevista per il 30 aprile prossimo e la procedura di licenziamento collettivo avviata scadrà il successivo 9 maggio. In questo modo una dispersione di voti potrebbe complicare il progetto del fondo Usa di sfilare a Vivendi la maggioranza del Cda. Ma non si possono saltare le tappe e i soci sanno che devono comunque segnare in agenda l'impegno del 4 maggio, data per la quale resta confermata la convocazione di un'assemblea ad hoc per il rinnovo del CdA. Le liste per il cda di Tim vanno presentate entro lunedì 9 aprile.

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