La mappa del rischio idrogeologico di Roma tra frane e voragini

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La mappa del rischio idrogeologico di Roma tra frane e voragini

È una situazione tutt'altro che rosea quella riportata nel primo 'Rapporto sul rischio idrogeologico - Alluvioni, frane, cavita' e acque sotterranee di Roma Capitale', presentato stamattina nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri a via Santa Maria in Via, da Erasmo D'Angelis, segretario generale dell'Autorità di distretto idrografico dell'Italia Centrale, Angelo Borrelli, capo del Dipartimento della Protezione civile, Stefano Laporta, presidente dell'Ispra, Filippo Marini, comandante della Capitaneria di Porto di Roma e Mauro Grassi della Struttura di missione di Palazzo Chigi #italiasicura.

Tra le zone particolarmente a rischio: Collina Monte Mario, Viale Tiziano, Monteverde vecchio e Balduina. Come testimoniano anche le cronache recenti, per esempio la buca che si aperta lungo circonvallazione Appia lo scorso 22 marzo, il rischio è più alto nei quartieri Tuscolano, Prenestino e Tiburtino. Negli ultimi 8 anni si e' assistito a un grande incremento del fenomeno: da una media di 16 voragini l'anno si e' passati a una media annuale di piu' di 90, con un picco di 104 registrato nel 2013. "I problemi di Roma sono problemi cronici e strutturali che non si affrontano inseguendo le emergenze, ora la piena, ora la voragine, ora il crollo, ora le buche e poi facendo sempre la conta dei danni. - sottolinea De Angeli - Serve avere una visione strategica e fare regia tra tutte le istituzioni al di là delle beghe politiche, dallo Stato al Campidoglio, dai municipi alle associazioni, i problemi sono di tutti e tutti abbiamo l'obbligo di rimboccarci le manichr e fare uscire roma da questa condizione entrando in una stagione di prevenzione e manutenzione ordinaria".

Il rischio oggi riguarda un territorio urbano di 1.135 ettari dove vivono e lavorano circa 250.000 persone, è la più elevata esposizione d'Europa. Le inondazioni sono causate da diversi fattori tra le quali la mancata manutenzione di tombini e sistema fognario e la scomparsa - anche a causa dello sversamento di rifiuti - di circa 700 km di vie d'acqua (canali e fossi di scolo) tributarie del Tevere e dell'Aniene sui quali è importante intervenire mettendoli in sicurezza. Ed in tema di voragini, se ne registrano una media di 90 ogni anno. Infine, il presidente ha ricordato che "occorre poi mettere in campo iniziative per riempire queste cavità e fare in modo che non si riaprano le voragini e questo implica notevoli investimenti economici". Così sappiamo qualcosa di più Le aree particolarmente interessate dalla formazione di grandi voragini si concentrano nella porzione orientale di Roma.

La capitale d'Italia fa impressione, è ridotta ad un enorme colabrodo, con voragini che si aprono all'improvviso, "zolle" d'asfalto che franano, e un'area a rischio alluvioni più vasta d'Europa.

La prima alluvione dopo l'unità d'Italia che ha messo in grave difficoltà la città di Roma è stata nel 1870, quando con precipitazioni di 3.300 mc/s il Tevere straripò allagando la città.

Il metodo DlnSAR, che ha l'obiettivo di individuare e valutare i siti soggetti a maggiore vulnerabilità ambientale, si basa sull'analisi di dati satellitari e di archivio permettendo di evidenziare la presenza di movimenti lenti a larga scala che interessano il territorio circostante le infrastrutture e di quantificare l'entità degli spostamenti su punti singoli riflettenti con grande accuratezza. Da quindici anni sono stati realizzati progetti finalizzati al censimento delle cavità in alcune città metropolitane.

L'Autorità di Distretto e la Regione Lazio hanno individuato e pianificato le opere necessarie per ridurre lo stato di pericolo.

Una cifra complessiva di 1040 milioni.

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