Viminale chiude hotspot Lampedusa: migranti trasferiti

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Viminale chiude hotspot Lampedusa: migranti trasferiti

"Le decisioni assunte al Viminale sulla chiusura temporanea dell'Hotspot di Lampedusa per consentire i lavori di ristrutturazione, confermano quello che sosteniamo da tempo cioè che la struttura così com'é è inadeguata: evidentemente l'allarme che abbiamo lanciato più volte nel corso degli ultimi mesi, era fondato" ha detto Totò Martello, sindaco di Lampedusa e Linosa commentando la chiusura temporanea dell'hotspot dell'isola. Oggi pomeriggio al ministero degli interni una riunione con il il capo Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, il direttore centrale dell'immigrazione e della polizia delle frontiere del dipartimento di pubblica sicurezza ed il sindaco di Lampedusa.

Il focus principale dell'incontro sono state le condizioni del centro, in particolare dopo l'incendio doloso scoppiato l'8 marzo, che ha reso inagibile una parte degli alloggi. A conclusione dell'incontro, si è convenuto di procedere al progressivo e veloce svuotamento della struttura con chiusura temporanea della stessa, per consentire l'esecuzione dei lavori di ristrutturazione, a partire da quelli già programmati, riguardanti la recinzione, i locali mensa e la videosorveglianza.

Intanto, la Croce Rossa di Roma che partecipa alla gestione del Centro di primo soccorso e accoglienza (Cpsa) contesta i tempi di permanenza nel centro che dovrebbe "prevedere una permanenza effettiva di 24/48 ore mentre nella realtà i tempi vanno molto oltre fino a toccare picchi di molte settimane se non mesi". Ovvero il profilo umanitario oltre quello di garantire sicurezza sia per gli ospiti che per gli operatori. Loro si sono rivolti ai giudici. Gli osservatori hanno anche riscontrato difficoltà nel formalizzare le domande di protezione internazionale e sul fatto che ai richiedenti asilo non venisse rilasciato alcun titolo di soggiorno, cosa che impedisce ai migranti di lasciare l'isola legalmente. Lampedusa per anni ha vissuto in uno stato di emergenza continua, con migliaia di arrivi all'anno fino a quando non si sono aperti centri di accoglienza in altre partii d'Italia (che poi hanno portato alle proteste degli italiani residenti, ma è un altro discorso). "Speriamo - afferma - insomma che prima di Pasqua a Lampedusa non ci sia più un tunisino. Credo anche che si debba utilizzare questa fase per correggere gli errori del passato e per dare una nuova impostazione alla vocazione all'accoglienza della nostra isola".

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