Spotify, al via la quotazione in borsa

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Spotify, al via la quotazione in borsa

Spotify, attualmente il principale servizio di streaming musicale, ha depositato nel corso della giornata di ieri la documentazione necessaria per avviare la procedura di quotazione in borsa.

Ed ora Spotify arriverà anche a Wall Street, eliminando qualsiasi intermediario in borsa. Sulla data della quotazione si parla di fine marzo, gli inizi di aprile. Ad affiancarla in questa fase ci sono banche come Morgan Stanley, Goldman Sachs e Allen & Co. e Spotify, proprio per aver scelto la modalità della "quotazione diretta", potrebbe risparmiare milioni di dollari di commissioni verso i suoi advisor. Infatti la quotazione dei titoli rifletterà l'andamento degli ordini di acquisto e vendita. Di conseguenza, il prezzo pubblico delle nostre azioni ordinarie potrebbe essere più volatile rispetto a un'offerta pubblica iniziale sottoscritta e potrebbe, in seguito alla quotazione sul NYSE, diminuire significativamente e rapidamente. Dato che questo è un elenco diretto da azionisti esistenti, Spotify stesso non genererà proventi per le proprie casse.

Nella documentazione depositata è possibile avere una fotografia delle condizioni finanziarie della società, che lo scorso anno ha registrato un fatturato di 4,09 miliardi di euro e una perdita netta di 1,23 miliardi di euro. Il gruppo ha dichiarato 159 milioni di utenti attivi al 31 dicembre 2017, di cui 71 milioni premium.

Con il ticker symbol 'SPOT', infatti, Spotify si quoterà sulla piazza azionaria a stelle e strisce attraverso un'Initial Public Offering (IPO) da 1 miliardo di dollari in base alle stime di mercato. Spotify ha cercato in questi anni di provare a muoversi anche su altri campi di battaglia, come ad esempio quello dei contenuti video originale, ma non ha avuto successo a materializzare un nuovo flusso di fatturato che la potesse aiutare a sostenere meglio i costi di licenza.

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