Papa:mondo è globale ma alza nuovi muri

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Papa:mondo è globale ma alza nuovi muri

"Continuate a stare accanto ai bambini delle periferie con le scuole della pace che ho visitato - ha esortato - continuate a stare accanto agli anziani: a volte sono scartati, ma per voi sono amici".

Quando prende la parola, il Papa invita la Comunità di Sant'Egidio a vivere questo anniversario non solo come celebrazione del passato, ma soprattutto come "gioiosa manifestazione di responsabilità verso il futuro".

Prima del suo discorso, il Papa ha ascoltato quattro testimonianze provenienti dal mondo della Comunità di Sant'Egidio: un'anziana, un rifugiato, una giovane e un mediatore internazionale. Accolto al suo arrivo con un lungo applauso, il Pontefice ha incontrato i vertici della Comunità, a cominciare dal fondatore Andrea Riccardi accompagnato dal presidente Marco Impagliazzo. "È una malattia antica: nella Bibbia ricorre spesso l'invito a non avere paura.Il nostro tempo conosce grandi paure di fronte alle vaste dimensioni della globalizzazione". E le paure si concentrano spesso su chi è straniero - ha sottolineato Papa Francesco -, diverso da noi, povero, come se fosse un nemico. E dalla rabbia che è sorella della paura.

Preghiera, poveri e pace sono i riferimenti fondamentali della Comunità. La conseguenza è che ci si difende "da queste persone, credendo di preservare quello che abbiamo o quello che siamo". E "l'atmosfera di paura - avverte - può contagiare anche i cristiani".

Il pontefice parlando delle tante guerre e del "futuro incerto" del mondo ha citato in particolare "l'amato e martoriato popolo siriano". "Guardate - ha esortato rivolto al popolo di Sant'Egidio che gremiva la Basilica di Santa Maria in Trastevere - quante guerre aperte!" Poi si chiede: "Com'è possibile che, dopo le tragedie del ventesimo secolo, si possa ancora ricadere nella stessa assurda logica?"

Il pontefice è arrivato in una piazza Santa Maria in Trastevere piena di gente che lo aspettava da ore sotto la pioggia. "Ma la Parola del Signore è luce nel buio e dà speranza di pace; ci aiuta a non avere paura anche di fronte alla forza del male".

Pensando alla missione della comunità, il Papa commenta: "Il cristiano, per sua vocazione, è fratello di ogni uomo, specie se povero, e anche se nemico". In questi 50 anni il mondo è diventato "globale", ma se l'economia e le comunicazioni si sono unificate, per tanti, specialmente per i poveri, si sono alzati nuovi muri, e le loro diversità sono occasione di ostilità. Il futuro del mondo globale è vivere insieme: "questo ideale richiede l'impegno di costruire ponti, tenere aperto il dialogo, continuare a incontrarsi".

Quindi "Non dite mai: 'Io che c'entro?', Uno sguardo misericordioso ci impegna all'audacia creativa dell'amore, ce n'è tanto bisogno!"

Papa Francesco ringrazia i presenti della loro generosità: abbiate sempre, dice, il cuore aperto per tutti, senza distinguere "questo mi piace, questo non mi piace". "E la Chiesa è segno di unità del genere umano, tra popoli, famiglie, culture".

"Ciascuno - ha sottolineato il Papa - è chiamato a cambiare il proprio cuore assumendo uno sguardo misericordioso verso l'altro, per diventare artigiano di pace e profeta di misericordia". L'audacia non è il coraggio di un giorno, ma la pazienza di una missione quotidiana nella città e nel mondo. Continuate ad aprire nuovi corridoi umanitari per i profughi della guerra e della fame.

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