Mafia, arrestato Vito Nicastri, re dell'eolico: "Finanziava la latitanza di Messina Denaro"

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Mafia, arrestato Vito Nicastri, re dell'eolico:

Secondo lui Nicastri avrebbe consegnato una "borsa piena di soldi" al capomafia Michele Gucciardi, dopo aver concluso un affare. I boss arrestati guiderebbero le famiglie mafiose di Salemi e Vita, storiche alleate dell'inafferrabile Matteo Messina Denaro che ne avrebbe goduto dell'appoggio economico nell'arco della sua lunga latitanza. Boss che non si è dimenticato dei complici di sempre, una parte dei soldi guadagnati sono finiti anche a Epifanio Agate, figlio del defunto capo mafia di Mazara, Mariano Agate. E a Trapani il clan risulta avere intavolato trattative per l'affitto di un'ampia estensione terriera di proprietà della famiglia D'Al'ì, e nel settembre 2014 proprio il senatore D'Alì è stato visto incontrarsi con i mafiosi adesso arrestati, tra i quali il calatafimese Girolamo Scandariato, per contrattare l'affitto dei suoi terreni destinati a ospitare un impianto di "paulownia", alberi destinati alla produzione di pregiato legname. Da allora sono passati quasi sette anni e di Messina Denaro non c'è traccia. Di lui, tra gli altri, ha parlato il pentito Lorenzo Cimarosa, nel frattempo morto, indicandolo come uno dei finanziatori della ormai più che ventennale latitanza di Messina Denaro.

Le indagini, coordinate dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Paolo Guido, hanno consentito di individuare i capi dei due clan e di scoprire gregari ed estorsori delle cosche.

Dall'inchiesta è emerso che oltre alle solite attività criminali i due gruppi mafiosi, servendosi anche di professionisti nel settore di consulenze agricole e immobiliari, avevano reinvestito molti dei proventi delle attività illecite in affari commerciali realizzando anche notevoli guadagni. Totò Riina nelle conversazione stimolate dal suo compagno di passeggiata, Alberto Lorusso, nel carcere milanese di Opera, si rammaricava per il menefreghismo del padrino di Castelvetrano. La vasta operazione vede impegnati oltre 100 uomini della Direzione Investigativa Antimafia, dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Trapani e del Raggruppamento Operativo Speciale, finalizzata all'esecuzione di 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Palermo, su richiesta della Dia, nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e favoreggiamento nonché fittizia intestazione di beni. Non solo arresti: sotto sequestro finiscono tre complessi aziendali i cui fatturati sarebbero cresciuti con il potere di Cosa nostra.

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