Lavoro, dignità, violenza di genere: il discorso di Mattarella per l'8 marzo

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Lavoro, dignità, violenza di genere: il discorso di Mattarella per l'8 marzo

E il rischio di bruciarsi è facile.

Nella sua prima apparizione pubblica dopo il voto del 4 marzo, le celebrazioni al Quirinale per la giornata dell'8 marzo, Mattarella non si è sbilanciato, preferendo, come da prassi istituzionale, non toccherà direttamente questioni che sono riservate alle consultazioni che cominceranno dopo l'insediamento del nuovo Parlamento. E sono oggi artefici del suo divenire.

"Attraverso la capacità delle donne nell'essere interpreti della ricostruzione dello sviluppo democratico - ha detto ancora il capo dello Stato - il senso di comunità si è fatto più concreto, e il concetto di cittadinanza è divenuto finalmente unitario e universale". Sergio Mattarella è partito dal "grande merito storico" che "le donne parlamentari" hanno avuto nell'operare e "battersi insieme". "Abbiamo ancora -e questo vale per tutti- avremo sempre bisogno di questa attitudine, del senso di responsabilità di saper collocare al centro l'interesse generale del Paese e dei suoi cittadini", spiega ancora il Presidente del Quirinale nella cerimonia di ricordo per questo 8 marzo 2018. "E quella del 1977, che, con sempre maggiore aderenza al dettato costituzionale, ha affermato la piena parità di trattamento nel lavoro tra uomini e donne". "La discriminazione invece ne costituisce un freno". Ancor oggi vi sono ostacoli e disparità nell'accesso al lavoro, nella retribuzione, nella mobilità. E ricorda il divario del quasi 20% tra occupazione maschile e femminile e la necessità di fare di più "per una migliore offerta e gestione dei servizi, per una conciliazione dei tempi di lavoro, per una più forte cultura della condivisione all'interno della famiglia". "Occorre vigilare con fermezza per assicurare il rispetto delle norme".

MERLIN - "La legge che porta il nome di Lina Merlin, sessanta anni orsono, ha smantellato quel sistema pubblico di sfruttamento della prostituzione, che rendeva lo Stato garante di un'odiosa e insopportabile condizione di semi-schiavitu' per migliaia di donne, povere e condannate a una marginalita' perpetua". L'Italia, ha concluso il Presidente della Repubblica, "non può permettersi di rinunciare alla ricchezza dell'apporto del lavoro femminile".

Proprio a quest'ultime Mattarella guarda per rilanciare un Paese in stallo e con fragile dinamiche dopo le Elezioni che non hanno dato un vero governo stabile e che possa fin da subito prendere in mano il Parlamento.

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