Sacchetti biodegradabili: la polemica parte dall'Umbria

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Sacchetti biodegradabili: la polemica parte dall'Umbria

La battaglia politica ha coinvolto anche questo tema e Lucia Borgonzoni, esponente di spicco della Lega, ha commentato così la vicenda su Facebook: "Certo che se si voleva essere veramente ambientalisti, si poteva copiare da altre Nazioni.riutilizzabili, lavabili in lavatrice a 30°, su cui attaccare e staccare le etichette con i prezzi".

La donna chiamata in causa è Catia Bastioli, amministratrice delegata del gruppo Novamont che realizza il cosiddetto Mater-Bi, la materia prima con la quale i produttori, circa 150 aziende in tutta Italia, realizzano sacchetti biodegradabili ultraleggeri. "Buon complotto a tutti" è poi la chiusa ironica del segretario.

L'ultima che sta girando molto via sms è che avrei organizzato un complotto per aiutare miei amici e cugini di terzo... Però quello che a qualcuno è sembrato un regalo per una fabbrica altamente tecnologica, in realtà racchiude un apprezzamento per quel "Made in Italy", che fa orgogliosi gli italiani: "Il polimero di Mater Bi creato con elementi di origine vegetale, capace, una volta arrivato alla fine del suo ciclo vitale, di tornare alla terra come parte del ciclo naturale" come dicono in fabbrica. La norma, a sua detta, indubbiamente comporterà un aumento del fatturato delle aziende che producono bioplastiche, ma la Novamont, pur essendo leader italiano nel settore non sarebbe certamente l'unica a usufruirne.

Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, bolla così le polemiche che infuriano sul sacchetto biodegradabile e a pagamento per alimenti freschi. "Appare evidente che si tratta di una operazione-trasparenza voluta dal Parlamento unanime". "Oggi il consumatore sa quanto costa l'impegno di ciascuno per la lotta alle plastiche e alle microplastiche che infestano i nostri mari e finiscono nella nostra catena alimentare". "Sacchetti da casa? Solo se sono contenitori nuovi. No, è una tecnologia unica al mondo". Ha cominciato la Francia a permettere l'uso degli shopper biodegradabili nel 2011. Inoltre, come accennato, tra coloro che hanno annunciato intenzione di opporsi quando andranno a fare la spesa c'è chi ha suggerito di applicare lo scontrino su ciascun frutto o porzione di verdura in modo da non ricorrere ai sacchetti e "far impazzire" anche le cassiere dei supermercati.

Chi contesta ricorda che il business dei sacchetti vale dai 100 ai 300 milioni di euro l'anno: in Italia se ne utilizzano 9-10 miliardi di pezzi. E' l'interpretazione che darà il ministero della Salute nei prossimi giorni. "E se non sarà accolta tale richiesta, l'associazione avvierà clamorose forme di protesta nei supermercati, lanciando lo sciopero dei sacchetti e spingendo i consumatori a pesare ad uno ad uno i prodotti ortofrutticoli, passandoli singolarmente in cassa pur di non pagare l'ingiusto balzello".

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