Ignazio Marino condannato a due anni per le 'spese pazze' del Campidoglio

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Ignazio Marino condannato a due anni per le 'spese pazze' del Campidoglio

L'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, è stato condannato in appello a due anni di reclusione. Secondo l'accusa, Marino avrebbe pagato cene per tredicimila euro, utilizzando la carta di credito del comune, ad amici e parenti. I reati che sono rimasti ascritti per l'ex dem Marino (da allora in rotta costante con il Partito Democratico, in special modo con il segretario Matteo Renzi che non lo ha mai difeso realmente, ndr) sono peculato e falso, mentre è stato assolto per truffa sui presunti pagamenti irregolari a un dipendente della sua Onlus Imagine. Lo ha detto l'avvocato Enzo Musco, difensore dell'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, al termine dell'arringa difensiva nel processo d'appello per la vicenda degli scontrini.

I due anni sono per peculato e falso. La vicenda è quella delle spese con la carta di credito.

Nella requisitoria la procura aveva sottolineato "26 delle 54 cene avvennero in giorni festivi o prefestivi, questa circostanza porta a considerare che si trattò di incontri avvenuti in tempi liberi da impegni istituzionali". Per questo motivo al medico politico è stata comminata anche l'interdizione temporanea dai pubblici uffici per la durata dell'intera condanna di due anni per peculato e falso.

Marino ha lasciato la corte d'Appello di Roma senza rilasciare dichiarazioni. Così l'ex sindaco Pd di Roma Ignazio Marino. Per il penalista "si ha l'impressione, leggendo l'atto di appello, che la procura consideri il sindaco della Capitale d'Italia, una sorta burocrate che lavora a tempo per cene". Sono amareggiato anche se tranquillo con la mia coscienza perché so di non aver mai speso un euro pubblico per fini privati. Secondo Musco Marino, assolto in primo grado, "in 28 mesi da sindaco ha dimostrato come si potesse cambiare il volto di una città".

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