Il Papa corregge il Padre nostro "Dio non ci induce in tentazione"

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Il Papa corregge il Padre nostro

E ora a dirlo è persino il Papa in persona. Secondo il Pontefice dunque non bisogna imputare a Dio la "tentazione" lanciata sull'uomo, ma piuttosto è un altro il vero responsabile di quella "induzione": "quello che ti induce in tentazione è Satana, è sempre ufficio di Satana, da qui non si scampa", ammette ancora con chiarezza Papa Francesco, intervenuto nella settima puntata del programma dedicato proprio al dialogo sulla preghiera centrale del cristianesimo. "Anche i francesi - prosegue Francesco - hanno cambiato il testo con una traduzione che dice "non mi lasci cadere nella tentazione": sono io a cadere, non è lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto. Il Padre ci aiuta a non cadere, non ci spinge nel peccato". Dalle risposte del Papa a don Marco è nato anche il libro Padre nostro (Rizzoli-Lev).

Il "Padre Nostro" è la più diffusa e conosciuta delle preghiere cristiane. Il problema? La traduzione della frase "e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male". Schiere di commentatori, e anche molti preti nel passato come nel presente, lamentano che con questo tipo di traduzione passi il significato che è Dio stesso che come se "spingesse" per farci andare nelle tentazione del peccato. Dopo mezzo secolo - la controversa versione venne introdotta il 29 dicembre 1965 - la Conferenza episcopale transalpina ha quindi optato per la nuova traduzione del Notre Père. Nella versione della Bibbia della Cei (2008), il passo "et ne nos inducas in tentationem" è tradotto con "e non abbandonarci alla tentazione", tuttavia l'edizione del Messale Romano in lingua italiana attualmente in uso (1983) non recepisce questo cambiamento. Ora però è il Papa a sostenere pubblicamente che si dovrebbe cambiare.

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