Falcone, libertà, yes man: Grasso nuovo leader della sinistra in 8 parole

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Falcone, libertà, yes man: Grasso nuovo leader della sinistra in 8 parole

Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookies leggi l'informativa estesa. Di certo Piero Grasso non può davvero credere di essere un candidato premier: il suo ruolo - in questo Renzi ha ragione - sarà quello della bandiera dietro alla quale radunare tutti gli anti-renziani, disposti anche a far governare Salvini e Berlusconi pur di vedere rotolare nella cesta la testa dell'"usurpatore" di Rignano sull'Arno. Siamo al cospetto di partiti che pur avendo una comune matrice ideologica sono attraversati da faide interne e distinguo di metodo e di azioni che li hanno tenuti separati e diffidenti a lungo rispetto ai gruppi fratelli. "Renzi - sottolinea - aveva detto che noi eravamo elettoralmente irrilevanti, quindi questi appelli contraddittori". Ma il caos italiano di questi ultimi 25 anni, inevitabilmente, non ci poteva riservare un passaggio abbastanza pirotecnico.

Vale invece la pena di dedicarsi a due critiche certamente prevedibili, ma anche opposte tra loro. Dal 4 dicembre del 2016 è disceso tutto il resto: la scissione a sinistra e l'enfatizzazione degli scissionisti di alcuni temi tradizionalmente identitari come la richiesta di reintrodurre l'articolo 18 o quella di smontare la riforma Fornero sulle pensioni. "Aggiungiamo, recuperiamo persone che altrimenti non voterebbero per il Pd", conclude D'Alema. Tanto cosciente del conflitto di interessi in cui si è messo da tacerne rigorosamente con chiunque, Grasso sa che non solo deve affrontare i sospetti e le critiche del Pd che da lui si sente danneggiato (ieri il tesoriere democratico gli ha bruscamente chiesto di saldare l'insoluto dei contributi al partito, più di ottantamila euro) ma anche che deve garantire al Quirinale circa la propria correttezza istituzionale. I quali forse, più di Macron, hanno raccolto l'eredità dei Brandt e degli Schmidt. Allo stato dei fatti, a giudicare dalle evidenti claudicanze del pensiero politico del commissario Ermini, espressione del peggior renzismo per ciò che ha sin qui offerto, l'orientamento del Nazareno sembra di voler privilegiare la fedeltà al capo e non la potenziale forza di trascinamento dei candidati. Ora credo che la collocazione politica di una forza politica la diano i contenuti, il programma e le scelte parlamentari piuttosto che il nome. La fase organizzativa è affidata in questi giorni in Sicilia a Erasmo Palozzotto di Sinistra Italiana, Mariella Maggio, Pippo Zappulla e Angelo Capodicasa di Mdp, e a Danilo Festa di Possibile. E poi le tasse, con il ritornello che evaderle è una necessità perché lo Stato è tiranno; che è peggio avere un tossico per strada che un criminale reo di aver sversato rifiuti tossici nelle falde acquifere.

L'investitura. "C'è in gioco il futuro dell'Italia e questa è la nostra sfida: battersi perché tutti, nessuno escluso, siano liberi e uguali".

A differenza di altri fuoriusciti come Pierluigi Bersani o Guglielmo Epifani che hanno saldato il tutto prima di fuoriuscire dal PD, Pietro Grasso non avrebbe ancora adempiuto.

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