Milano, espulsa giovane egiziana sostenitrice dell'Isis. "Intendeva fare un'azione suicida"

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La donna è stata identificata in Fahmy Fatma Ashraf Shawky, nata il 3 giugno 1995 Giza (Egitto), residente nel quartiere Gratosoglio insieme ai genitori e a tre fratelli minori. Secondo la Digos, era in contatto con un membro dell'Isis, al quale ha prima chiesto di poter raggiungere la Siria per combattere e, di fronte alle difficoltà del piano, si è detta poi disponibile a un attentato suicida in Italia, senza ricevere risposte.

Da alcuni mesi, secondo gli inquirenti, aveva intrapreso un percorso di radicalizzazione e più volte aveva manifestato l'intenzione di recarsi nei territori controllati dall'Isis per dare il suo contributo alla jihad.

La donna era in regola con il soggiorno, non lavorava e non aveva precedenti. La ragazza non svolgeva nessuna attività lavorativa. I servizi di appostamento e le indagini della Digos hanno consentito di verificare il profondo cambiamento subito dalla giovane negli ultimi quattro anni: se nel 2013, quando era arrivata in Italia, vestiva e si comportava all'occidentale aveva poi cominciato a portare il niqab - il velo integrale che copre completamente il viso e il corpo, lasciando solo una fessura per gli occhi - completo di guanti neri. In rete si faceva chiamare Umm-Jlaybib. Poche le sue amicizie, aveva un rapporto stretto solo con la sua vicina di casa. L'espulsione è stata eseguita su decisione del ministero dell'Interno. Sempre nella stessa chat c'erano anche tracce dell'organizzazione e della volontà di compiere il suo viaggio in Medio Oriente per unirsi al jihad.

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