Lavoro: anche al Sud cresce l'occupazione, ma a basso reddito

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Lavoro: anche al Sud cresce l'occupazione, ma a basso reddito

Non solo. Su 50 miliardi di residui fiscali (tema sollevato dai referendum in Veneto e Lombardia) di cui beneficia il Sud, circa 20 miliardi ritornano direttamente al Centro-Nord e gli altri, comunque, rafforzano il mercato delle regioni meridionali che resta rilevante per l'intero Paese. A segnalarlo è il Rapporto Svimez 2017 presentato oggi alla Camera dei Deputati. Eppure nelle regioni meridionali nel 2016 gli occupati sono aumentati dell'1,7%, pari a 101 mila unità, ma mentre le regioni centro settentrionali hanno recuperato integralmente la perdita di posti di lavoro avvenuta durante la crisi (+48 mila nel 2016 rispetto al 2008), in quelle meridionali la perdita di occupazione rispetto all'inizio della recessione è ancora pari a 381mila unità. Alla fine del 2016 la popolazione italiana si è stabilizzata in prossimità dei 60,6 milioni di residenti: rispetto al 2015 è diminuita di 76 mila unità (-1,3 per mille).

La crescita del Pil nelle regioni del Sud è stata maggiore che nel Centro-Nord nel 2016 con un aumento al Mezzogiorno dell'1%, laddove nel Centro-Nord è stato pari a +0,8%.

Il rapporto tra impieghi - incluse le sofferenze - e i depositi è strutturalmente più elevato nel Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno: nel 2016 esso è pari a 1,14 al Sud contro 1,74 nel resto del Paese.

Manovra: il Sud avrebbe perso 0,47% Pil con aumento dell'Iva Secondo l'indagine, gli effetti della mancata attivazione della clausola di salvaguardia relativa all'aumento delle aliquote Iva nel 2018 per circa 15 miliardi vanno a vantaggio soprattutto del Mezzogiorno.

La situazione del Mezzogiorno è comunque molto articolata.

Nello specifico delle singole Regioni meridionali, il PIL 2016 più performante è quello della Campania +2,4%, seguita da Basilicata +2,1%, Molise +1,6%, Calabria +0,9%, Puglia +0,7%, Sardegna +0,6%, Sicilia +0,3% e Abruzzo -0,2%. In agricoltura poi il valore aggiunto, dopo il boom del 2015, è tornato a diminuire, -8,8% rispetto al 2015, che si traduce in -9,5% nel Mezzogiorno e -1,9% nel Centro Nord. Nei primi 8 mesi del 2017 - aggiunge Svimez - "sono stati incentivati oltre 90 mila rapporti di lavoro nell'ambito della misura "Occupazione Sud", grazie alla proroga delle misure per la decontribuzione dei nuovi assunti nel Mezzogiorno decise dal Governo". Una buona notizia a fronte di un quadro complessivo di perdurante gravità.

Per quanto riguarda la crescita dell'occupazione, l'ultimo rapporto Svimez dedicato all'economia del Mezzogiorno evidenzia una tendenza: l'occupazione effettivamente nel corso del 2016 è cresciuta, ma solo a basso reddito e per lo più a favore dei cinquantenni. L'indagine mette in evidenza che si sta consolidando "un drammatico dualismo generazionale, al quale si affianca un deciso incremento dei lavoratori a bassa retribuzione, conseguenza dell'occupazione di minore qualità e della riduzione d'orario, che deprime i redditi complessivi".

Nettamente negativo anche il saldo migratorio.

Trenta miliardi "persi", trasferiti alle regioni del Centro Nord e in piccola parte all'estero. Ancora nel 2016 circa 10 meridionali su cento risultano in condizione di povertà assoluta contro poco più di 6 nel Centro-Nord: "erano rispettivamente pari a 5 e 2,4 solo dieci anni prima". Il rischio di povertà è triplo al Sud rispetto al resto del Paese.

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