Aviaria, focolaio a Tivoli: scatta l'allarme. Censimento per polli e galline

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Aviaria, focolaio a Tivoli: scatta l'allarme. Censimento per polli e galline

Il focolaio di aviaria, dopo che un allevatore di Tivoli aveva notato l'improvvisa morìa dei suoi animali, è stato accertato dall'Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana e dal Centro di referenza nazionale dell'Istituto zooprofilattico delle Venezie. Nell'atto inoltre vengono istituite "una zona di protezione del raggio di tre chilometri nonché una zona di sorveglianza del raggio di 10 chilometri, rispetto al punto di insorgenza del focolaio, al fine di impedire il diffondersi della malattia".

La scoperta del focolaio nel pollame a Tivoli, che in particolare è del sottotipo H5N8, è avvenuta in un'azienda avicola locale, nella quale è stata riscontrata "una mortalità anomala" nell'allevamento. Il 9 novembre il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha emesso una specifica ordinanza per le misure sanitarie straordinarie, fissando una zona di protezione (con un raggio di 3 km) e in una zona di sorveglianza (raggio di 10 km).

In particolare la zona di protezione coinvolge, a Roma, quelle a nord-est di Via Crucis (San Vittorino); a est di via di Ponte Terra e a nord dell'A24; la zona di sorveglianza, invece, coinvolge, sempre nella Capitale, le aree est di via di Lunghezzina; a est della frazione di Fosso San Giuliano; a est e sud est di quella di Valle Castriglione.

Previsti anche il censimento di tutte le aziende avicole e degli animali sul territorio, sopralluoghi di operatori qualificati per sottoporre ad esame clinico il pollame e il divieto di trasporto di pollame, pulcini e uova salvo parere favorevole degli organi sanitari regionali.

Si prosegue con i Comuni di Casape, Gallicano nel Lazio, Poli, alcune zone di Zagarolo e Palestrina, zone di Castel San Pietro, Capranica Prenestina, Ciciliano, zone di Sambuci, di Vicovaro, di San Polo, Marcellina e di Guidonia Montecelio.

Benché sia una malattia altamente contagiosa nei volatili e pur appartenendo i virus influenzali umani e aviari alla stessa famiglia e tipo, ricorda la Asl, questi ultimi non sono in grado di trasmettersi con efficienza all'uomo se non sporadicamente e in condizioni che prevedano un contatto diretto con animali e materiali contaminati o aerosol infetti.

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