Smantellato giro di rifiuti tossici, nelle indagini coinvolta l'Umbria

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Smantellato giro di rifiuti tossici, nelle indagini coinvolta l'Umbria

Indagine che ha confermato i sospetti della direzione distrettuale antimafia: i controlli in laboratorio sui materiali sequestrati, che erano pronti per essere spediti in Asia, ha confermato che erano in realtà tossici e potenzialmente pericolosi per la salute.

Il gip di Roma, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha emesso sette ordinanze di custodia cautelare personale e disposto il sequestro preventivo di diversi stabilimenti situati in Orvieto e nel Viterbese, oltre a svariati milioni di euro da sequestrarsi per destinare a confisca, nell'ambito di un'indagine della Guardia costiera impegnata a sgominare un presunto cartello di imprese ritenute responsabili di aver animato un traffico internazionale di rifiuti metallici contaminati.

Il trucco ideato dall'organizzazione era allo stesso tempo semplice e pericoloso: mediante vari giri di false attestazioni e certificati, le aziende acquistavano rifiuti industriali contaminati - soprattutto da Pcb, i policlorobifenili considerati tossici come la diossina - ne simulavano la bonifica e li rivendevano tal quale come materiale recuperato e "pronto forno" per un nuovo ciclo produttivo.

I rifiuti partivano dai porti di Civitavecchia, Livorno, La Spezia, Genova e Ravenna per raggiungere la Cina, la Corea, il Pakistan e l'Indonesia. Un mix di prodotto tossico e non trattato in base alle norme, in modo da abbassare la percentuale di sostanze inquinanti e di rendere "commerciale" il rifiuto.

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