Green Hill, la Cassazione conferma le condanne

Share

Green Hill, la Cassazione conferma le condanne

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dagli avvocati dell'allevamento di cani beagle "Green Hill" di Montichiari (Brescia), confermando le condanne stabilite nei primi due gradi di giudizio. Dopo il sequestro, i 4 zampe erano stati adottati da altrettante famiglie affidatarie, anche attraverso Legambiente e Lav (Lega anti vivisezione). Si tratta di Ghislaine Rondot, cogestore della struttura di proprietà della società americana Marshall, il veterinario Renzo Graziosi - per entrambi 1 anno e sei mesi di reclusione - e il direttore dello stabilimento Roberto Bravi a 1 anno.

L'allevamento era stato messo sotto sequestro nell'estate del 2012 pochi mesi dopo il blitz degli animalisti che avevano liberato molti cuccioli. Secondo le accuse nell'allevamento si praticava "l'eutanasia in modo disinvolto, preferendo sopprimere i cani piuttosto che curarli, andando in senso diametralmente opposto alle norme comunitarie e nazionali".

La sentenza era stata emessa dalla Corte di Appello di Brescia a febbraio 2016. Tra le prove delle due condanne a carico dei vertici di Green Hill ci sono l'elevatissimo numero di decessi di cani per mancanza di cure adeguate (oltre 6mila beagle morti tra il 2008 e il 2012), la presenza di un unico veterinario per circa 3mila cani (che per gran parte della giornata venivano letteralmente abbandonati anche se malati), le ispezioni effettuate in modo sommario, l'incompletezza di verbali e registri dell'allevamento, l'interno dei capannoni non biologicamente puro (condizione necessaria invece per gli animali destinati agli esperimenti). La politica aziendale prevedeva di non curare gli animali per cui non ne valeva la pena farlo. Il prossimo 22 novembre si tornerà in aula per un secondo filone. È attesa infatti la sentenza nei confronti di due veterinari dell'Ats e tre ex dipendenti dell'allevamento, per i quali la richiesta di condanna è di due anni per i due medici, accusati a vario titolo di concorso in maltrattamento e uccisione di animali, falsa testimonianza, omessa denuncia e falso ideologico. Da definire ancora la data dell'appello per 12 animalisti che liberarono i cuccioli, condannati in primo grado per furto, rapina, lesione e resistenza a pubblico ufficiale.

Share

Pubblicità



© Molisedoc. Tutti i diritti riservati.