Grana Padano: i benefici per il colesterolo alto

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Grana Padano: i benefici per il colesterolo alto

Tuttavia, pare che negli ultimi anni gli scienziati siano riusciti a sfornare molte ricerche controcorrente che assolvono questo gustosissimo alimento e il relativo rischio di patologie cardiovascolari.

Grana Padano abbassa il colesterolo alto e fa dimagrire.

Una ricerca condotta nel 2016 e presentata alla XXXI riunione scientifica annuale della American Society of Hypertension ha evidenziato il ruolo protettivo del Grana Padano, in occasione della Giornata Mondiale contro l'Ipertensione Arteriosa del 17 maggio scorso.

Secondo quanto riportato da Ranieri in un centro della catena Auchan sarebbe stata venduta una punta di Grana Padano della Nuova Caselli Spa di Reggio Emilia come Parmigiano Reggiano, 'scoperta' che lo ha portato a depositare un'interrogazione per chiedere al Consorzio del Parmigiano e alla Regione di vigilare, affinchè giochetti simili non accadano mai e mai più. Il parmigiano è indicato per chi ha problemi col colesterolo essendo tra i cibi con un ridottissimo contenuto di colesterolo (meno di 100 milligrammi per etto). Assumendo regolarmente Grana Padano DOP, gli ammalati avevano visto ridursi i valori di pressione sistolica e diastolica. I partecipanti sono poi stati suddivisi in due gruppi ed è stato chiesto loro di consumare 28 grammi di Grana Padano al giorno o un formaggio simile (controllo) per due mesi. Il dottor Crippa ha affermato come tale formaggio si comporti, nei soggetti ipertesi, alla stregua dei farmaci antiipertensivi. Una delle virtù inaspettate è la sua totale assenza di lattosio, un alimento quindi adatto anche agli intolleranti. Inoltre la sua ricchezza in calcio lo rende un cibo perfetto per le donne in gravidanza, in menopausa e gli sportivi. La buona notizia è che il Grana Padano può diventare un interessante alleato che aiuta ad abbassarlo naturalmente. Ha poi grandi quantità di un amminoacido denominato leucina, ottimo per le diete ipocaloriche. I livelli di colesterolo nel sangue dipendono sia dalla produzione metabolica di una persona, che, in percentuale minore, dalla quantità assunta attraverso il consumo di determinati alimenti, tra cui in particolare quelli ricchi di grassi saturi, anche definiti "grassi cattivi".

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