Gb: May scherza sulla tosse, pillole nella valigetta rossa

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Gb: May scherza sulla tosse, pillole nella valigetta rossa

Così, sul profilo Twitter è spuntata una foto della celebre valigetta rossa di Downing Street dalla quale per una volta non saltano fuori solo i tradizionali documenti documenti di governo, ma, accanto ai fogli con il testo del discorso, pasticche, gocce e rimedi vari contro il mal di gola.

La conferenza dei Tory a Manchester è stata una fiera delle vanità, in cui ognuno ha voluto lavorare per se stesso.

Infine, il premier ha tentato di suscitare entusiasmo elogiando "una Gran Bretagna mondiale la cui influenza si estende al di là dell'Europa", che "esercita un'autorità morale" e "simboleggia la speranza" agli occhi degli altri popoli. Prima un comico, noto per i suoi scherzi pubblici, è riuscito ad avvicinarsi al podio e ha allungato alla premier una finta lettera di licenziamento, urlando che a mandarla era Boris Johnson, il ministro degli Esteri che sogna di prendere il posto della May. E anche un altro ministro, il titolare all'Ambiente, Michael Gove, difende il primo ministro affermando che ha il mandato per governare. Ci sarebbe "una piccola finestra di opportunità" secondo i frondisti, ma "non si può avere una situazione nella quale qualcuno si espone in pubblico e il resto sparisce" ha dichiarato un deputato ribelle al quotidiano. Letteralmente. Prima è venuta giù la "f", dopo i giornalisti inglesi hanno iniziato a registrare il collasso: la scritta alla fine era irriconoscibile. Per Theresa May suona ormai la campana dell'ultimo "avvertimento" da parte dei compagni di partito e di governo, rincara la dose il Times di Rupert Murdoch, liquidando l'intervento di fronte all'assise di Manchester come un "disastro". "Penso che ci siano varie persone che hanno ormai la convinzione piuttosto ferma che debba dimettersi" ha detto Vaizey, licenziato da May nel 2016 dopo sei anni al ministero della cultura. Quando poi è circolato il video dell'applauso finale, con la Rudd che dice a Johnson di alzarsi, al discorso è stata appiccicata l'etichetta finale: "da incubo".

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