Crac di Banca Etruria, chiesti agli ex vertici 400 milioni

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Crac di Banca Etruria, chiesti agli ex vertici 400 milioni

Tanto è stato chiesto dal liquidatore della banca, Giuseppe Santoni, agli ex consiglieri e sindaci davanti al tribunale civile di Roma.

"Si tratta di 37 persone", si legge sul quotidiano di via Solferino, "che hanno governato la banca dal 2010 fino al crac".

Tra i colpevoli vi è anche Pierluigi Boschi, vicepresidente dal 2014 di Banca Etruria, padre dell'attuale sottosegretario (al tempo dei fatti era ministro delle riforme) Maria Elena Boschi, ma anche Lorenzo Rosi e Giuseppe Fornasari, che guidavano l'istituto toscano.

Tra le possibilità aperte dall'azione di Santoni, c'è quella del ristoro ai creditori: ovvero, che il ricavato eventuale venga destinato a risarcire gli obbligazionisti subordinati azzerati dopo il 22 novembre 2015.

La richiesta presentata al Tribunale di Roma segue le multe per 2 milioni e 750mila euro complessivi comminate dalla Consob a circa 30 ex manager di Banca Etruria per violazioni di una serie di disposizioni del Testo unico di finanza. Ai giudici spettera' pure il compito di valutare l'attivita' della societa' di revisione PriceWaterhouseCoopers.

La causa arriva dopo la lettera del marzo 2016, nella quale Santoni aveva ritenuto di aver individuato nei 37 ex amministratori i responsabili del grave dissesto di Etruria.

La media è di 10,8 milioni a testa. Somme consistenti da liquidare anche con immobili, auto e titoli. Nel caso di quattro ex manager che nel frattempo sono deceduti, sono stati citati gli eredi. In particolare, secondo il liquidatore, a provocare il "buco" nei bilanci di Etruria sarebbero stati non solo comportamenti dolosi degli amministratori, ma anche colposi.

I motivi alla base dell'azione di responsabilità, scrive Santoni, sono "l'erogazione e la successiva gestione di mutui e finanziamenti anche in conflitto di interessi; il depauperamento del patrimonio sociale mediante numerose altre iniziative contrarie alla prudente gestione; le iniziative di indebito e illecito ostacolo alla vigilanza di Banca d'Italia".

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