Come l'Italia può uscire dalla trappola delle basse competenze (Ocse)

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Come l'Italia può uscire dalla trappola delle basse competenze (Ocse)

Sorprendentemente, continua l'Ocse, malgrado i bassi livelli di competenze che caratterizzano il paese, si osservano numerosi casi in cui i lavoratori hanno competenze superiori rispetto a quelle richieste dalla loro mansione, cosa che riflette la bassa domanda di competenze in Italia. E' quanto riporta il documento dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) sulle "Strategie per le competenze". Circa il 6% dei lavoratori ha competenze inferiori a quelle richieste dal lavoro che svolgono il 21% ha qualifiche inferiori a quelle normalmente richieste. Un circolo vizioso che secondo l'Ocse rischia di rallentare la spinta dell'insieme delle rifoprme strutturali sul lavoro messe in campo dal governo italiano che dalla loro entrata in vigore ahanno creato circa 850 mila occupati in più. "Questi - nota l'Ocse - sono i passi avanti che rendono l'Italia piu' vicina a pratiche gia' applicate in altri paesi". "Dato preoccupante - si legge nel rapporto: molte donne non sono neanche alla ricerca di un posto di lavoro, ciò fa sì che l'Italia faccia registrare il terzo tasso di inattività più alto" nell'area che conta 35 stati industrializzati.

Più di 13 milioni di italiani hanno competenze di basso livello, secondo l'Ocse: soprattutto per quanto riguarda i lavoratori più anziani e gli immigrati che lavorano in settori meno progrediti e nelle "regioni meno sviluppate". Inoltre, nei campi della lettura e della matematica, "gli italiani laureati hanno, in media, un più basso tasso di competenze" nell'ambito dei Paesi Ocse, occupando solo il 26esimo posto sui 29 rientranti nell'Organizzazione. "In Italia, le imprese a gestione familiare rappresentano più dell'85% del totale, e circa il 70% dell'occupazione del paese".

Riconoscendo la rilevanza di queste sfide gli ultimi govenri hanno introdotto una serie di riformne ambiziose che hanno coinvolto il mercato del lavoro (Jobs Act), il sistema dell'istruzione (Buona scuola) e dell'innovazione (Piano nazionale scuola digitale e Piano nazionale Industria 4.0), riforme che "vanno nella giusta direzione e hanno il potenziale per generare quelle sinergie e complemen tarietà tra le politiche di cui il paese ha biosgno per rompere l'attuale equilibrio di bassa produttività e basse competenze". E al sud, sono un anno indietro. Allo stesso tempo, però, una percentuale non trascurabile della forza lavoro ha competenze superiori a quelle necessarie per svolgere le mansioni richieste (11.7%) o è sovraqualificato (18%). "Il divario della performance in Pisa tra gli studenti della provincia autonoma di Bolzano e quelli della Campania equivale a più di un anno scolastico", si legge ancora nel rapporto dell'Ocse.

(Teleborsa) - Una promozione condizionata quella dell'OCSE all'Italia su formazione e competenze dei lavoratori, che hanno registrato un evidente progresso, ma restano ancora lontane dalla media dei Paesi avanzati. "Il livello dei salari in Italia è spesso correlato all'età e all'esperienza del lavoratore piuttosto che alla performance individuale, caratteristica che disincentiva nei dipendenti un uso intensivo delle competenze sul posto di lavoro". "Inoltre, il sistema fiscale fornisce deboli incentivi finanziari per l'occupazione a chi, come spesso accade alle donne, costituisce la seconda fonte di reddito familiare".

L'Organizzazione ha fatto notare come, nonostante il miglioramento dei dati sull'occupazione, le performance economiche dell'Italia siano rimaste fiacche e la produttività sia rimasta a livelli del tutto stagnanti.

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