Università, l'Ocse boccia l'Italia: maglia nera per numero di laureati

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Università, l'Ocse boccia l'Italia: maglia nera per numero di laureati

Inoltre, nello stesso periodo l'Italia ha dedicato solo il 4% del suo PIL all'istruzione (contro il 5,2% della media Ocse), con una riduzione del 7%. Un calo del 9% rispetto al 2010, secondo il rapporto "indice di un cambiamento nelle priorità delle autorità pubbliche piuttosto che di una contrazione generale di tutte le spese governative".

"Incrementare il numero di laureate e laureati nel nostro Paese è uno degli obiettivi che ci siamo prefissati e verso il quale ci stiamo già muovendo - ha detto il ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli, commentando lo studio - I dati certificati oggi dall'Ocse confermano un quadro che conosciamo e rispetto al quale il Governo sta mettendo in campo azioni mirate, nella consapevolezza che aumentare il numero di coloro che si laureano, con un'attenzione specifica all'incremento delle lauree nei settori scientifici". La spesa media per studente è stata pari a 9.300 dollari (contro i 10.800 della media Ocse). Secondo il documento, queste cifre potrebbero essere in parte dovute a "prospettive insufficienti di lavoro e a bassi ritorni finanziari in seguito al conseguimento di un titolo di studio terziario". Non deludono però nemmeno le discipline scientifiche, che hanno avuto il 24% dei laureati, un dato di poco inferiore alla media.

I giovani italiani, secondo il rapporto, preferiscono studiare belle arti, discipline umanistiche, scienze sociali, giornalismo e informazione: nel 2016 in questi campi si è registrato il 30% dei laureati, il numero più importante nell'area Ocse.

Donne laureate e divario di genere - Le qualifiche universitarie nei campi del giornalismo, nell'informazione, nelle scienze umanistiche, nella sanità e nei servizi sociali sono appannaggio delle donne, con il 60% di lauree conseguite.

"In Italia ci sono province dove più del 40% di giovani abbandona la scuola prima del tempo, perché si continua a pensare che gli incrementi per la formazione giovanile rappresentano un costo e non un investimento", sottolinea il leader del sindacato Marcello Pacifico, aggiungendo "addirittura, siamo arrivati ad alzare le barriere nelle Università pubbliche". "I tassi d'iscrizione sono del 92% per i bambini di tre anni, del 94% per i bambini di quattro anni e del 97% per i bambini di cinque anni di età" si legge nel report.

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