Ue, una Web tax per ridurre vantaggi fiscali dei colossi hi-tech

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Ue, una Web tax per ridurre vantaggi fiscali dei colossi hi-tech

Principio che sta permette a colossi del calibro di Booking.com, Google, Amazon, Facebook ed Airbnb di arricchirsi ai danni degli Stati Ue. I quattro ministri delle finanze dei paesi più grandi dell'Eurozona - ricorda il ministero - intendono presentare l'iniziativa per la tassazione della web economy nel corso della prossima riunione informale del consiglio dei ministri delle finanze dell'UE (Ecofin), in programma a Tallinn il prossimo 15 e 16 settembre, e in particolare nella II sessione di lavoro, dedicata alle sfide della tassazione d'impresa nell'epoca dell'economia digitale. Un fattore, questo, che ha creato irritazione fra i partner Ue e che rischia di complicare il processo verso questa inedita riforma fiscale, per la quale sarebbe necessario un voto favorevole all'unanimità di tutti i ministri europei. Nel documento i firmatari scrivono: "non dobbiamo più permettere che queste imprese facciano affari in Europa pagando il minimo di tasse".

Probabilmente si proverà a seguire l'esempio di Londra che ha varato un prelievo del 25% sui profitti trasferiti, chiamato non a caso Google tax o quello dell'India che tassa del 6% tutte le acquisizioni di prodotti e servizi all'estero e online fatti nel paese. Come sottolineato dai Ministri, in assenza di una legislazione comune sul tema, la situazione che si è venuta a creare mina l'efficienza economica oltre che l'equità fiscale e la sovranità. In base a questo nuovo approccio, "anche senza presenza fisica", un'azienda con una "presenza digitale significativa" nei Paesi dove opera, dovrebbe prendersi una "residenza virtuale" che lo costringerebbe a sottostare alla loro tassazione sulle imprese. L'elusione messa in atto dai giganti del Web costa agli Stati della UE ingenti perdite in termini di introiti fiscali. "Meglio tardi che mai", ha commentato Francesco Boccia, presidente della Commissione bilancio e autore della Web Tax transitoria in vigore in Italia dal 2017. La dichiarazione è stata anche inviata a Toomas Töniste, Ministro delle Finanze dell'Estonia - Stato che ricopre la presidenza di turno dell'Unione Europea - e per conoscenza al Commissario europeo Pierre Moscovici. Ma, aggiunge, "voglio vedere il documento dei ministri alla prova della Commissione europea che non ha mai avuto il coraggio di superare l'intollerabile libertà delle multinazionali di decidere dove risiedere fiscalmente".

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