Tutti e quattro i presunti stupratori di Rimini sono stati arrestati

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Tutti e quattro i presunti stupratori di Rimini sono stati arrestati

Due ragazzi si sono costituiti ai carabinieri di Montecchio, fanno parte del branco che una settimana fa ha stuprato a Miramare una turista polacca, picchiato l'amico, e violentato una prostituta transessuale.

I primi a presentarsi alla caserma dei Carabinieri sono stati due fratelli marocchini di 15 e 16 anni: la loro deposizione ha fatto scattare la caccia agli altri due della banda, un nigeriano e il ventenne congolese. Continuano le ricerche della quarta persona di nazionalità nigeriana, che è l'unico maggiorenne, probabilmente in fuga verso la Francia. Secondo le testimonianze, il gruppo era composto da due ragazzi magrebini, uno congolese e da un altro, di origine forse nigeriana, che sarebbe presumibilmente il capo della banda. "E anzi, se avessi davanti quella donna polacca che è stata violentata, le direi con tutto il cuore che mi dispiace". Uno dei fotogrammi delle telecamere del 26 agosto ha "catturato" alle 3.57 di notte tre persone riprese di spalle, due col cappellino con visiera, il terzo coperto dal cappuccio della felpa, mentre camminano sul lungomare. Nelle immagini relativamente nitide delle telecamere di sorveglianza, si vedono i visi un po' di profilo, e sono relative al percorso fatto a piedi dagli aggressori dalla spiaggia fino alla strada statale, dove è avvenuta la seconda aggressione alla prostituta.

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Successivamente si è consegnato anche alle forze dell'odine anche un altro giovane, un 17enne, non si sa se sia congolese o nigeriano. Ma se leggi che un ragazzo che ha travolto ed ucciso un ciclista, scappando e venendo arrestato solo dopo che a denunciarlo erano stati i gentori, è rimasto in carcere per solo due giorno, di dubbi te ne vengono e tanti. Anche una ragazza di origine etiope, che vive in un piccolo comune della provincia di Varese con il compagno e due figli piccoli li aveva riconosciuti. Se così fosse, e con questo non vogliamo insegnare la professione a nessuno, assisteremmo ad una battaglia nelle aule giudiziarie, con i difensori dei più giovani a reclamare una giustizia che tenga conto della giovanissima età e che quindi li renderebbe meritevoli non di clemenza, ma di un cammino di riabilitazione, lento e complesso, ma con tempi di reclusione (è di questo che, al tirare delle somme, si parla) ragionevolmente compressi. "Mi dispiace per quella famiglia, della ragazza polacca". Mi hanno minacciata di morte: "ancora adesso quando esco di casa ho paura". Quello su cui riflettere è infatti il dato reso noto dal TG1, e chiederci per quanti immigrati arrestati, quanti italiani impuniti?

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