C'è una novità su Giulio Regeni, ma va capita

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C'è una novità su Giulio Regeni, ma va capita

Il che consente a Palazzo Chigi di dire, oggi, che non c'erano prove concrete.

L'edizione odierna del New York Times riporta come l'amministrazione Obama ha acquisito in passato prove incontrovertibili sulla responsabilità della sicurezza egiziana per la morte di Giulio Regeni. Ma, per evitare di scoprire le proprie fonti, le autorità statunitensi non condivisero interamente le informazioni con Roma e non rivelarono quale agenzia di sicurezza credevano ci fosse dietro l'omicidio di Regeni. Quel che gli americani sapevano per certo, e che dissero agli italiani, era che la leadership egiziana era pienamente a conoscenza delle circostanze relative alla morte di Regeni.

La notizia che avrà sicure ripercussioni nel nostro Paese contrasta con la decisione presa in queste ore dal governo italiano di riaprire i contatti diplomatici con l'Egitto e di inviare nuovamente l'ambasciatore italiano a Il Cairo. Il Times parla apertamente di "fratture" all'interno dello Stato italiano. "Il ministero degli Esteri e i servizi hanno iniziato a guardarsi con sospetto, a volte tenendo per sé delle informazioni". L'articolo è stato scritto da Declan Walsh, corrispondente del New York Times al Cairo, ed è stato molto ripreso dalla stampa italiana per un passaggio che si riferisce a un episodio successo qualche settimana dopo il ritrovamento del corpo di Regeni, il 3 febbraio. "C'erano altre priorità. I servizi di intelligence italiani avevano bisogno dell'aiuto dell'Egitto nel contrastare l'Isis, gestire il conflitto in Libia e monitorare il flusso di migranti nel Mediterraneo".

Queste le rivelazioni di uno dei più autorevoli quotidiani del mondo. Secondo l'articolo, alcuni funzionari di Obama erano convinti che qualcuno "di alto grado" del governo egiziano potesse avere ordinato l'uccisione di Regeni "per mandare un messaggio ad altri stranieri e governi stranieri, cioè di smettere di giocare con la sicurezza dell'Egitto". Ma quella politica no: se è vero che quelle informazioni c'erano, tanto sarebbe dovuto bastare a Renzi e a Gentiloni, allora ministro degli Esteri. "Questa vicenda era conosciuta ai massimi livelli".

Ecco il messaggio della famiglia: "La famiglia Regeni esprime la sua indignazione per le modalità, la tempistica ed il contenuto della decisione del Governo italiano di rimandare l'ambasciatore al Cairo".

Nel corso della telefonata, è stato concordato un nuovo incontro tra i due uffici, che sarà organizzato dopo la riunione di settembre "per fare il punto della situazione e confrontarsi su quanto fin qui raccolto e sui possibili ulteriori sviluppi investigativi".

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