Torino, morta la donna travolta dalla folla

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Torino, morta la donna travolta dalla folla

E' morta ieri sera, poco prima delle 22, Erika Pioletti, la donna di 38 anni schiacciata dalla folla in piazza San Carlo per i tumulti durante la finale di Champions e ricoverata all'ospedale San Giovanni Bosco. I genitori hanno espresso la volontà di donare gli organi di Erika. La salma verrà poi cremata. "Gli esami effettuati hanno accertato un gravissimo danno cerebrale a prognosi pessima", si legge nel bollettino medico. Altro che scossa! Deve essere messa sotto accusa per le sue responsabilità politiche e morali e chi di dovere dovrà accertare se ve ne sono alcune di natura penale. Le speranze erano finite. "Pertanto purtroppo ci si aspetta il decesso della paziente in un brevissimo periodo temporale, al momento non quantificabile".

Dello stesso tenore le richieste del governatore del Piemonte Sergio Chiamparino: "Quanto successo quel sabato lascia ancora sgomenti tutti noi, e gli oltre 1.500 feriti - con un pensiero particolare a coloro che sono ancora in situazione critica -, vittime di una serata cominciata in festa e finita in una incomprensibile tragedia, pesano sul nostro cuore. Ecco, "mi spiace" sono parole che non riusciamo a sentire".

Dopo Erika cambia tutto: la Procura di Torino, guidata da Armando Spataro, ha conferito l'incarico di consulenza tecnica per accertare le cause della morte della donna. Posso solo esprimere le più sincere condoglianze mie e di tutta la Città a famigliari e amici di Erika. "Per il giorno dei funerali sarà proclamato il lutto cittadino", ha detto il sindaco di Torino, Chiara Appendino.

Del momento del trauma, quello in cui Erika ha subito l'infarto da schiacciamento che l'ha condannata, non parla nessuno. Per di più una morte assurda, che si poteva e doveva evitare: "Ho finito le lacrime - dice Fabio - non so cosa pensare: su trentamila persone perché proprio lei?" "E tutto questo solo per una partita di calcio", ha aggiunto lo zio. Non so se sia stato il destino, non so se arrabbiarmi. "Potete scrivere che ci dovevano pensare prima?".

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